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venerdì 30 dicembre 2011

Ospo 1615 ed i pirati Uscocchi

Abbiamo lasciato i tedeschi della guarnigione di Trieste in marcia verso Ospo. Nel castello di S. Servolo, che oggi è situato in Slovenia su un crinale del monte Carso, erano di stanza formidabili truppe Uscocche al comando di una personalità di spicco, un certo Barone Benvenuto Petazzi. Chi erano gli Uscocchi? Gli Uscocchi erano popolazioni originarie della Bosnia Erzegovina che erano migrate sulla costa della dalmazia per sfuggire al pericolo dei Turchi. Erano popolazioni cristiane, i testi li descrivono come buoni combattenti e mercenari leali che stanziatisi sulle coste del mediterraneo, con il beneplacito dell'arciduca d'Austria svolsero prima una lunga guerra di corsa contro i battelli veneti poi una guerra di fanteria al comando degli arciducali. 

"Coraggiosi e fieri sulle loro agili imbarcazioni leggere minacciavano il dominio della repubblica di venezia nel mediterraneo" Pirati!

Di fatto l'arciducato d'Austria e il Venezia si disputavano da almeno un secolo le rotte commerciali del sale e delle spezie nell'alto mediterraneo; Trieste e tutta la zona Istriana e Giuliana erano zone di continui e ripetuti scontri e zuffe armate per il controllo dei territori. Gli assalti degli uscocchi alle navi venete erano visti con un occhio di favore dall'arciduca che li proteggeva forse in incognito, di fatto svolgevano in favore suo una guerra di corsa. Tuttavia furono proprio questi saccheggi che diedero il pretesto a Venezia, dopo annali tentativi diplomatici, di risolvere una volta per tutte e con le armi il problema degli Uscocchi nel mediterraneo. Va detto che Venezia "Non è da guerra", come scrivevano gli storici, la decisione di passare alle armi fu certamente molto dibattuta, più che altro per le ovvie ragioni economiche e di rapporto costi/convenienza. Infatti fu l'inizio di una grande guerra che durò a lungo: all'epoca venne addirittura chiamata la "Guerra degli Uscocchi"o di "Gradisca" o del Friuli, essa durò dal 1615 al 1618. Fu effettivemente una grande guerra: vi combatterono eserciti di tutta europa: veneti, tedeschi, austriaci,croati, dalmati, inglesi e perfino olandesi. Essendo Venezia notoriamente una superpotenza marittima, gli uscocchi furono dapprima assoldati quali mercenari dagli arciducali e poi formarono delle unità di fanteria regolare molto combattive e temute. Pochi inoltre sanno che proprio il castello di S.Servolo sopra la piana di Zaule vicino Trieste, era difeso da una di queste unità. I Veneti pertanto fecero di tutto e inutilmente per conquistarlo durante l'inizio della Guerra. Il castello, dominando le strade commerciali, era una spina nel fianco per i commerci veneti. Tale forte allora apparteneva ad una personalità di Spicco nella nobiltà Triestina, il suo nome era Barone Benvenuto Petazzi. Il Petazzi era un ufficiale militare oltre che personalità politica e allo scoppiare della Guerra intraprese uno scontro "personale" con il provveditore veneto Benedetto da Lezze e le sue unità mandate da Venezia per far guerra. La storia narra di eventi quasi comici, scambi di cartelli piantati negli alberi dove i due si accusavano a vicenda, scambi di missive, colpi di spingarde a bruciapelo etc. Difatto si saccheggiarono a vicenda i territori confinanti, bruciarono case e distrussero granai, saline e cantine. Prima passava l'uno, poi ritornavano gli altri. E ogni volta il vino spariva..Tutto fino ai primi veri scontri a Fuoco: Ospo, Corgnale eppoi la Battaglia di Zaule del 24 novembre 1615: questa però fu una vera battaglia campale ed una catastrofe per i veneziani.  Dicevamo degli Uscocchi: qui rappresentati nelle consone miniature in 15mm in cui si vedono i particolari vestiti dell'epoca in cui il Rosso ed il Bianco maggiormente compaiono essendo i colori nazionali. Gli assalti all'arma bianca erano la loro specialità come le imboscate. Gli uscocchi sembra non presero parte alla battaglia di Ospo: vennero mandati incontro i 250 tedeschi, ma al loro ritorno e li scortarono verso S.Servolo da dove ripartirono per altre incursioni in terreni veneti.Gli uscocchi erano armati di archibugi,  spade e varie terribili armi bianche, non portavano corazze, ma particolari copricapi, quasi a sembrare dei fez turchi. Certamente gli storici di parte, vaneti o arciducale pendevano ciascuno dalla propria parte nel descriverli. Per i veneti tali popolazioni erano il puro male da debellare. Per i tedeschi il loro aspetto era fiero incuteva gran timore nei nemici, di sentimenti molto orgogliosi ed un alto senso dell'onore. La verità certamente sta nel mezzo, di sicuro sono forse l'unico esempio di pirati nel 1600 nella zona Giulia, Istriano, Dalmata. I Pirati Dalmati.

giovedì 29 dicembre 2011

Ospo 1615 - la prospettiva degli arciducali

Dopo l'intermezzo "poetico" relativamente il wargame, siamo ancora in attesa della partita da giocarsi. Stefano,sarà colpa dell'Osteria? Ritorniamo allora per un momento allo scontro di Ospo del 1615, di cui nei post precedenti avevo allegato il racconto storico. Chi ha piacere e voglia può certamente affrontare la lettura di quei interessanti e spesso sconosciuti testi: scoprirà con piacere (spero) che la scansione è disponibile su google Libri ed inoltre si stupirà delle ben poche differenze della lingua del 1600 con la lingua italiana attuale, se non per vocaboli oggi obsoleti (*). Se potessimo ritornare indietro nel tempo, in quella giornata autunnale Tergestina, vedremmo dalla parte arciducale circa 250 archibugieri "Tedeschi" e Uscocchi scendere da S.Servolo dal monte di stramare verso Ospo (oggi Osp ndr) per fare una piccola "sorpresa" ai baldanzosi veneti che stanno saccheggiando Ospo. I veneti in realtà erano genti di Muggia, Istriane e Dalmate allora sotto la Repubblica di Venezia e forse qualche compagnia regolare Veneta.
Nella foto accanto immaginate rappresentati i 50 archibugieri tedeschi della guarigione di Trieste dell'arciduca. Per chi se lo chiedesse, le miniature, contrariamente il mio stile (il bellissimo 10mm) sono in 15mm, dipinte purtroppo non benissimo. Il drappello di "tedeschi" (probabilmente gente Croata in realtà o forse austriaci, non ci è dato da sapere) è comandato da un capitano di compagnia, molto probabilmente Triestino, quale il famoso "Vivo" oppure lo "Zvech" . Il capitano è a sua volta accompagnato dal comandante del corpo di spedizione, il noto e nobile barone Triestino Petazzi, a cavallo. Il barone, possessore del castello di S.Servolo era intenzionato allo scontro in quanto a venir depredate erano proprio le sue proprietà. Di lui e della sua figura parleremo in seguito.  In generale le cronache dell'epoca  sono molto avare di notizie in merito all'uniformologia degli eserciti, molto probabilmente perché all'epoca non aveva molto senso parlare di "uniformi" come le conosciamo ora. Tuttavia in questo caso le cose sono molto diverse e fuori dal comune: da ricerche fatte nelle biblioteche statali, abbiamo infatti trovato notizie veramente notevoli a riguardo. Per esempio abbiamo scoperto un bellissimo particolare per la colorazione: la casacca o "blusa" indossata come uniforme dai militi tedeschi, era rossa con il simbolo (allora "marca") dell'arciduca cucito sul petto. Questa cosa è del tutto notevole per l'epoca: si pensi che di "divise" o meglio uniformi si inizia a riparlare nel 1700. Completavano certamente l'equipaggiamento, un elmo metallico tipico dell'epoca (oppure un cappellone per le milizie non regolari) ed un archibugio. L'archibugio, ancora molto in uso nel 1615, assieme alle picche e spade di varia foggia, era un arma  obsoleta in quanto stava per essere rimpiazzata dal moderno e più preciso "moschetto", purtroppo molto più costoso. L'archibugio era molto diffuso tra le milizie cittadine e regolari, era a canna liscia, ad avancarica, semplice da assemblare e aveva un calibro devastante che oggi rientrerebbe tra quello delle artiglierie leggere: ben 15-18mm. Tuttavia era un'arma poco efficace: la gittata era di appena 50m. La canna liscia poi non permetteva certamente colpi precisi, questa è forse la ragione per la quale tali scontri, seppur fragorosi e visibilmente "fumosi", non mietevano molte vittime (si parla di pochi soldati nella battaglia di Ospo). Tuttavia data la breve distanza da mantenere per la mira tra i due contandenti, una volta scaricate le armi, si passava all'arma bianca, se le intenzioni erano serie. La differenza quindi si raggiungeva nei tremendi corpo a corpo, quando avvenivano. In tal caso il risultato poteva essere tremendo, come discusso relativamente la battaglia di Zaule del 1615 sucessiva a queste scaramucce (di cui vecchi post fa). Per tali ragioni possiamo ben immaginare che lo scontro di Ospo non sia stato in realtà un vero scontro, né all'ultimo sangue: forse un semplice mordi e fuggi di fanterie con scambio di archibugiate e forse qualche o più insulto. 
(*) PS: Non so se lo avete notato, ma questo periodo è quello trattato dai "Promessi Sposi", appena una decina di anni prima...

martedì 27 dicembre 2011

Veneti ancora in marcia verso Ospo

Cari Lettori,
Purtroppo la partita di stasera è stata rinviata per problemi tecnici. Diciamo che i veneti se la sono presa comoda, si sono fermati in Osteria a Rabuiese e sono ancora per strada verso Ospo...sempre che la trovino la strada!!
Nella foto qui accanto le miniature in 15mm Essex riproducenti fedelmente un drappello veneto di moschettieri del 1615. Nei prossimi post, ulteriori foto e novità venete e arciducali.
Rimanete sintonizzati su questo blog, in preparazione della partita scenario di Ospo, ci saranno interessanti novità e curiosità storiche ed aneddotiche sulla vicenda.
Ciao
Callaghan

lunedì 26 dicembre 2011

Lo scontro sul fiume OSPO - Trieste 1615


Cari Lettori,
Il prossimo scenario che affronteremo ha come soggetto un piccolo scontro tra fanterie durante la "Guerra di Gradisca" del 1615. Lo scontro ebbe luogo nella valle delle noghere attraversata dal "Rio Ospo", vicino al paesino di Ospo, nell' ottobre del 1615. Oggi il paesino di Ospo si trova in Slovenia. Gli storici dell'epoca  raccontano:
"La repubblica (di Venezia n.d.r.) , il mese di Agosto 1615, con editto pubblico levò il traffico per terra alli sudditi arciducali; onde insolenti gli albanesi delle armanizze, molestano li pescatori di Trieste, inseguitandoli quasi sotto la città, e smontando nelle parti più remote del territorio, depredavano a lor piacere. Non mancava Venezia ammassar soldatesca in Istria, affine di disfar le saline de' triestini in Zaulis, con disegno anche di rovinare la giurisdizione di santo Servolo. Siccome li 8 Ottobre, Giovanni Corellio, con buon numero di gente veneta assalì e depredò Potgoria, villaggio sottoposto a detta giurisdizione, della quale essendo patrone l'illustrissimo signore, allora barone Benvenuto Petaz, poi onorato con titolo di conte, fatto processo, bandisce con taglia li depredatori.
Benedetto da Lezzeprovveditore veneto, persuaso dal Corellio, alquanti giorni dopo mandò due insegne di fanteria verso santo Servolo per depredare le ville confinanti. Del che avvertito il barone Petaz, spedì colà avanti l'alba, da Trieste, duecentocinquanta archibugieri , i quali incontratisi appresso Ospo con li veneti, s' attaccò fiero assalto, nel quale morì un tedesco, ed un altro restò ferito. Dei veneti uccisi sei, feriti quattro."
Da "Storia cronografica di Trieste dalla sua origine sino all'anno 1695" di Vincenzo Scussa.

Lo scenario è riportato sopra. Il fiume Ospo, basso e attraversabile ovunqe, taglia in due il campo di battaglia. Gli argini del fiume sono coperti di erbusti attraversabili dalle fanterie. Ipotizziamo che lo scontro sia avvenuto nei pressi di un vecchio mulino posizionato all'incrocio della strada principale di Ospo con una vecchia carrareccia, proveniente dal paesino di S.Servolo (l'attuale Socerb). I veneti precedentemente avevano saccheggiato Podgorje e raggiunto il paesino di Ospo lo sorpassarono per attaccare le ville intorno a S. Servolo . Gli arciducali invece scendono da S.Servolo.  I veneti si posizionano per primi. Gli arciducali per secondi, in ogni caso la distanza in "cm" dei due eserciti dal mulino dovrà essere la stessa, in modo da bilanciare lo scenario!. I veneti, nella loro salita verso S.Servolo dovranno tentare di saccheggiare il mulino, gli arciducali dovranno fermarli e a mali estremi bruciare il mulino in modo che il grano non cada in mani venete...Lo scontro è tra fanterie in terreni bucolici pianeggianti circondati da boschi, fiumi, paludi.
ARMY LIST
Veneti
- "Due insegne di fanteria" (1 compagnia di archibugieri e una di moschettieri + 2 comandanti);
- (comandante a cavallo);
Arciducali 
- "duecentocinquanta archibugieri" (2 compagnie di archibugieri + 2 comandanti);
- ( comandante a cavallo);
Obiettivi:
veneti: depredare il mulino  oppure eliminare almeno il 50% delle basette avversarie;
arciducali: bruciare il mulino e eliminare almeno il 50% delle basette avversarie;

Regole addizionali
Bruciare il mulino
a) Per bruciare il mulino basta che due proprie basette vi siano adiacenti (non interne). Il giocatore tira due dadi e se fa un doppio ha distrutto il mulino (es: ottiene 2 uni o 2 due o 2 tre etc); 
b) La distruzione del mulino distrugge automaticamente basette interne;
c) Il mulino depredato può essere bruciato;
Depredare il mulino
a) Per depredare il mulino basta che due proprie basette  siano all'interno (non adiacenti). Il giocatore tira due dadi e se fa un doppio ha depredato il mulino (es: ottiene 2 uni o 2 due o 2 tre etc);
b) Il "sacco" del mulino non ha effetti di distruzione sugli avversari;
c) Il mulino  bruciato non può essere depredato;

mercoledì 1 dicembre 2010

Quel piccolo scontro di Cernicale nel 1615


"La repubblica, il mese di Agosto 1615, con editto pubblico levò il traffico per terra alli sudditi arciducali; onde insolenti gli albanesi delle armanizze, molestano li pescatori di Trieste, inseguitandoli quasi sotto la città, e smontando nelle parti più remote del territorio, depredavano a lor piacere. Non mancava Venezia ammassar soldatesca in Istria, affine di disfar le saline de' triestini in Zaulis, con disegno anche di rovinare la giurisdizione di santo Servolo. Siccome li 8 Ottobre, Giovanni Corellio, con buon numero di gente veneta assalì e depredò Potgoria, villaggio sottoposto a detta giurisdizione, della quale essendo patrone l'illustrissimo signore, allora barone Benvenuto Petaz, poi onorato con titolo di conte, fatto processo, bandisce con taglia li depredatori.
Benedetto da Lezze, provveditore veneto, persuaso dal Corellio, alquanti giorni dopo mandò due insegne di fanteria verso santo Servolo per depredare le ville confinanti. Del che avvertito il barone Petaz, spedì colà avanti l'alba, da Trieste, duecentocinquanta archibugieri , i quali incontratisi appresso Ospo con li veneti, s' attaccò fiero assalto, nel quale morì un tedesco, ed un altro restò ferito. Dei veneti uccisi sei, feriti quattro.
Andava il barone Petaz da Trieste per soccorrere Cernicale, ed incontratosi con li soldati che ritornavano, quaranta di questi con il medesimo si congiunsero. Il giorno seguente a mezzodì fu dalla sentinella scoperto il veneto, che con tre bandiere di fanteria e quattro cavalli se ne venivano alla volta di Cernicale, tra quale era il Lezze provveditore veneto, che con tutta quella gente trascorse nello stato arciducale più di mezzo miglia con le insegne spiegate. Per reprimere tanta audacia, ordinò il barone Petaz, sbarare due spingardoni che in Cernicale erano, dal che atterrito il provveditore veneto, ritornò."
da "storia cronografica di Trieste dalla sua origine sino all'anno 1695" di Vincenzo Scussa.


martedì 13 aprile 2010

Un grande plastico: la Battaglia di Zaule - Trieste 24-novembre-1615


Nell’agosto 1615 il senato veneto, a maggioranza, delibera la guerra contro l’Arciduca d’Austria Ferdinando, futuro imperatore del Sacro Romano Impero.
La Repubblica Veneta, da anni restia ad ogni confronto armato, si decide a ricorrere alle armi in seguito ad anni di crescente tensione dovuta al controllo del nord Adriatico, del commercio del sale e, causa ultima scatenante, le scorrerie dei pirati uscocchi.
Il conflitto, non ancora ufficialmente dichiarato, inizia con l’assalto anfibio contro il castello di Novi, in Dalmazia e la distruzione delle saline del Conte Nicola Frangipane. Le azioni si susseguono lungo il confine dell’Istria sotto forma di piccole scorrerie.
Particolarmente attivi in questa guerriglia sono il Barone Petazzi, Triestino e il Provveditore veneto Benedetto da Lezze, con il primo è costantemente impegnato a difendere le sue saline e possedimenti della zona della Val Rosandra e dell’Ospo dalle azioni del secondo.
Ma il 24 novembre quella che doveva essere soltanto l’ennesimo assalto alle saline Triestine di Zaule si trasforma nella più grossa battaglia campale della guerra, che ufficialmente scoppierà solo dopo qualche giorno con l’invasione del Friuli Arciducale delle forze Venete guidate dal Generale Pompeo Giustiniani...
(continua)

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