Un pò di me

Diciamo subito che ho superato di parecchio gli 'anta. Risalgo all'epoca gloriosa ed ormai superata dei: dischi in vinile, delle cabine telefoniche, del gettone, del servizio di leva, dei disegni tecnici con carta e china, delle calcolatrici a logica polacca inversa, dei regoli calcolatori, della guerra fredda e della Lira.

Correvano i meravigliosi anni ’70, quando i miei genitori mi regalarono la mia prima piccola scatola di soldatini d’Italia della Atlantic, nel negozio sotto casa. Li ricordo ancora bene come fosse ieri : allineati in fantasiose battaglie sul pavimento della mia cameretta, in tasca nei primi giochi di infanzia e abbandonati con l'adolescenza. Ho vissuto con tristezza la scomparsa dal mercato di quella prestigiosa azienda italiana, così come anni fa per quella della TbLine, creata da una grande persona. Un pò più grandicello entrai in un club locale, dove ho avuto l'occasione di apprendere le meravigliose tecniche dell'arte del modellismo: la pittura e l'autocostruzione. Uscii da quella esperienza molti anni dopo, avendo vissuto intensamente il particolare ambiente dei concorsi di modellismo statico. Solo molto più tardi negli anni, in avanzata maturità, ebbi occasione di avvicinarmi a qualcosa di simile e tuttavia diverso: i giochi da tavolo, il wargame ed il collezionismo dei soldatini di piombo dipinti. Devo ciò alla pazienza di un grande amico, con cui condivido anche la passione per la storia e per le escursioni, spesso quelle gastronomiche, ma non solo. Sono passati diversi anni dai primi soldatini che ho ricevuto in regalo. Vivo ora in un mondo per certi versi più semplice e tuttavia più complesso, forse freddo, sicuramente frenetico, fatto di: computer, internet, globalità mediatica, amicizie virtuali, cellulari, mp3, euro e questo meraviglioso hobby, mi accompagna ancora con entusiasmo, nelle rare occasioni di tempo libero che mi rimangono tra la famiglia, gli amici e la professione di ingegnere.

Alessandro, alias "Callaghan".

Amici

venerdì 11 gennaio 2013

L'affondamento della Wien a Trieste

"Quella sera del 10 dicembre 1917 il mare era leggermente mosso da levante, ed era coperto da una densa foschia. Oltre la grande diga del vallone di Muggia le corazzate gemelle «Wien» e «Budapest» erano alla fonda, come grandi animali addormentati, dopo aver martellato un mese prima le postazioni dell'artiglieria italiana alla foce del Piave, sull'isolotto di Cortellazzo.
Dopo la dodicesima battaglia dell'Isonzo che aveva scompigliato gli equilibri di forze nel golfo, le due unità imperiali erano troppo pericolose per i comandi delle forze armate italiane, che affidarono all'allora sottotenente di vascello Luigi Rizzo il compito di neutralizzare le corazzate. La sera dell'attacco i Mas 9 e 13, trainati da due torpediniere, arrivarono alle 22,45 al punto stabilito in mezzo al golfo. Azionati i motori elettrici, dopo più di un'ora i barchini raggiunsero nella più assoluta oscurità la testa Nord della diga. Rizzo ormeggiò, scese, e si rese conto che non c'era nessuno di guardia. Dall'altra parte della diga si sentivano voci, si vedeva un luce incerta. Ma le sentinelle austriache non si erano accorte degli incursori italiani. Silenziosamente i Mas raggiunsero le ostruzioni oltre a diga. Per due ore gli uomini al comando di Rizzo tagliarono sette cavi d'acciaio sotto il pelo dell'acqua, a diversi livelli. Quando mancavano due minuti alle due di notte fu aperto l'ultimo varco. I Mas si avviarono quasi alla cieca verso gli obiettivi: il Mas 9 puntò sulla «Wien», il 13 sulla «Budapest». Alle 2.32, giunto a 50 metri dalla sagoma scura dell'unità, Rizzo lanciò i siluri. Due alte colonne d'acqua si alzarono nella notte, un proiettore sulla coffa della nave si accese ma si spense subito dopo. Lanciò anche il Mas 13 verso la «Budapest», ma i siluri mancarono il bersaglio. Le difese asutriache di terra si svegliarono, e presto fu un inferno di luci ed esplosioni. I due Mas fuggirono a tutta forza e riuscirono a mettersi in salvo." (1)

(1) Da Storia de Trieste.

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