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lunedì 29 agosto 2016

L' estate di San Martino, agosto 2016

"Di queste case
non è rimasto che
qualche brandello
di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
E' il mio cuore
Il paese più straziato"
San Martino del Carso
Valloncello dell'Albero Isolato ~27 agosto 1916 - Giuseppe Ungaretti

mercoledì 12 marzo 2014

Spunta l'alba del 12 marzo..

Ieri sera con Stefano si è giocato lo "scenario libero" del regolamento di Affinati. L'ambientazione è quella della prima guerra mondiale: la "Grande Guerra". Immaginate: siamo alla fine del 1915, è il primo anno  di guerra per l' italia, il mondo ha visto, già dal 1914, milioni di giovani europei impegnati in sistematici, eroici e tremendi assalti,  terribili corpo a corpo e sopravvivere nelle trincee. Ora siamo sotto il fuoco delle prime pendici del carso Isontino, da qualche parte tra il monte San Michele e il mare. 
Le forze in campo sono notevoli: gli italiani hanno un rapporto di 2:1, e come vvedremo ciò sarà assolutamente insufficiente.  Gli italiani attaccheranno attraverso un terreno difficile, accidentato, carsico, piano, senza protezioni, sconvolto dai primi fuochi dell' artiglieria e sotto il fuoco diretto, ma riparato dei bravi reparti austriaci. Questi ultimi attendono, pronti, posizionati entro le loro trincee, che in alcuni ttratti sono indistruttibili: perché sono realizzate in cemento armato. A metà strada della loro terribile corsa, si stagliano profondi intrecci di filo spinato: i famosi  reticolati  con paletti metallici a coda di porco, infissi nella nuda roccia. Quasi indistinte dal fumo, laggiù, più avanti a qualche decina di metri, si vedono le trincee scavate nella nuda roccia carsica, ben protette, dalle canne di tre mitragliatrici. Le mete sono iirraggiungibili. È una corsa interminabile, inutile reagire al fuoco: le trincee offrono sempre un -3 al dado. Gli austroungarici, senza alcun riguardo, mietono basette su basette in movimento in campo aperto: l'assalto è una "piombo-ficina" per gli italiani con un 90% di perdite, inutili. Ecco, allora la triste storia di questi eroici soldatini di piombo, all'alba del 12 marzo:
 
The rules of Affinati
The terrains
Begin the assault ..
The first fires..
..of the Schwarzlose MG
A terrible desperate assault..
..between the dead and wounded ..
when one team goes into the gap of barbed wire ..
the flower of the first battalion of infantry fell.

mercoledì 19 febbraio 2014

No man's land

No man's land ("Orizzonti di Gloria" by R.Affinati)
Finalmente abbiamo provato qualcosa di nuovo. Il regolamento è "Orizzonti di Gloria" di R.Affinati.  Il regolamento, disponibile in rete, è liberamente scaricabile. Lo scenario che abbiamo scelto è stato "Terra di nessuno" : ciò che vi serve sono poche basette, qualche elemento di terreno, una base 60x60cm, alcuni dadi, vari segnalini ed un bel righello. Lo scenario interpretava la situazione di due squadre contraposte in perlustrazione notturna che si sono scontrate nella terra di nessuno. Il regolamento si è dimostrato semplice, con idee eleganti, ma estremamente "sanguinoso"!.
Come è andata? Beh ho perso.

Finally we tried something new. The Rules are "Orizzonti di Gloria" by R.Affinati. The Rules are available on the web, freely downloadable. The scenario that we chose was "No Man's Land": what you need are a few whiskers, some terrain, a base 60x60cm, some nuts, various counters and a nice ruler. The scenario portrayed the situation of two teams on patrol that night clashed in the no man's land. The regulation has proved to be simple, elegant ideas, but very "bloody"!.
How did it go? Beh, I lost. Here are some photos.

Yesterday 1916, Carso, first moves in no man's land ..
There's someone behind the ruins!
First casualties

Melee!
Here, I lost the hill, and ..
Here I lost the game.
By By. Alex.



martedì 9 luglio 2013

Spunta l'alba del 24 ottobre 1917

Spunta l'alba del 24 ottobre 1917. Su un terreno autunnale spicca la chiesa ancora intatta di Tolmino.  Dalla nebbia si muove qualcuno. L'esercito Austro tedesco dopo un breve ma intenso bombardamento a gas sta attaccando lungo la valle di Caporetto per infliggere agli italiani la più grave sconfitta della Prima guerra mondiale. Ma sarà proprio così? Vedremo.

L'alba su Tolmino. L'artiglieria Italiana non interviene.

Le Fanterie Tedesche pronte all'assalto.

sabato 6 luglio 2013

Ponti della Delizia - 4 Novembre 1918

Il 4 Novembre 1918 è la data che a tutti noi ricorda la fine della Grande Guerra in l'Italia.  Forse pochi sanno che in quella giornata, in quelle ultime ore di guerra, tra i milioni di combattenti, vi erano anche quelli del 332° reggimento di fanteria americano, giunto in italia per combattere a fianco degli italiani. Il Reggimento che precedentemente fu trasferito in treno dalla Francia all'Italia, combatté l'ultima grande offensiva italiana, quella di Vittorio Veneto dall'inizio, fino alla fine.
Avvenne così poche ore prima della fine della guerra l'ultimo combattimento tra soldati americani e austroungarici. Lo scontro avvenne sul Tagliamento in quella che potrebbe essere chiamata la battaglia dei Ponti sulla Delizia. Gli americani giunti in trincea lungo il fiume, dispiegarono i loro tre battaglioni nelle linee avanzate sulla riva sinistra del fiume: il secondo a sud, il primo al centro in riserva, il terzo a nord. Gli austroungarici li aspettavano con un Battaglione sulla sponda destra in posizioni efficienti e ben armate, ignari che avevano di fronte "solamente" un reggimento americano, ma consci che la guerra stava per terminare entro poche ore.

"Dalla sponda opposta, ancora saldamente presidiata da un battaglione austriaco in armi e ben appostato, il silenzio della notte fu rotto dalla voce di un tenente asburgico che invitava gli americani a non attaccare, poiché un armistizio era ormai imminente. Il capitano Austin Story, comandante del 3° battaglione, non avendo ricevuto alcuna notizia in tal senso, replicò agli austriaci che avrebbero piuttosto fatto meglio a tener basse le loro teste (we're going to blow you up, get your heads down)!" (1,2)

Il reggimento entrò pertanto nella storia e avvenne quello che dovette succedere a poche ore di distanza dalla fine della guerra ormai vinta. Prima dello spuntar dell'alba, alle 5.40 del 4 novembre il 2° battaglione del maggiore Scanland del 332° Rgt Americano, attraversò in silenzio il fiume Tagliamento. Con il favore delle tenebre,  il battaglione si raccolse e si appiattò sull'altra sponda di fronte alle trincee avversarie. Quando tutti furono pronti,  i fischietti degli ufficiali lanciarono all'assalto le due compagnie  K e H del 2°. I difensori furono colti di sorpresa: ma risvegliati dal torpore aprirono il fuoco con decisione, le mitragliatrici schwarzlose e l'artiglieria austroungarica riversarono nell'oscurità un uragano di piombo, che data l'oscurità, ricadde in direzione delle trincee americane ormai abbandonate. Avvenne così che in meno di venti minuti ebbe termine l'ultimo combattimento all'arma bianca tra americani ed austriaci. La trincea austriaca conquistata, serviva da testa di ponte sul Tagliamento, vennero catturati molti prigionieri e recuperate le armi ritrovate nelle trincee abbandonate e nei depositi munizioni. Sono le ultime vittime di questa tremenda guerra. Alle 15 del 4 novembre entra in vigore l'armistizio in Italia e cessano pertanto tutte le ostilità: il silenzio delle armi avvolse pertanto tutte le trincee, anche quelle americane ai ponti della Delizia. La Prima Guerra Mondiale che nell'immaginario comune doveva essere l'ultima e per questo "Grande" era finalmente finita. 

Riferimenti
La storia è tratta da "Un Leone Marciano per lo Zio Sam" di Furio Lazzarini. Siti internet di riferimento:
(1) La storia
(2) Uniformi

giovedì 4 luglio 2013

La carica di Paradiso - 4 novembre 1918


Vi è una battaglia nella prima guerra mondiale che si svolse poche ore prima della fine della Grande Guerra. L'ultima e tremenda carica di cavalleria italiana. La Battaglia di Paradiso del 4 novembre del 1918. "Siamo a Paradiso. Sarà questo il nostro paradiso?" (Cap. Grilli).

 


dal racconto di Giuseppe Rotolo, GLI ULTIMI CADUTI 4 NOVEMBRE 1918: 

"La mattina del 4 novembre la Decima Armata attacco'. 
Prima di attraversare il Tagliamento venimmo a sapere che alle ore 15 sarebbe scoccata l'ora dell'armistizio. 
Provammo una grande gioia mista a sgomento. 

L'idea della fine della guerra a breve distanza di ore ci parve perfino assurda e la diffusa incredulita' ottenne conferma quando nella marcia di avvicinamento a Rivignano, oltre il Tagliamento, sentimmo ancora il rauco gracidare delle mitragliatrici austriache. 

La verita' era (ma noi non potevamo saperlo) che i nostri comandanti avevano ricevuto l'ordine perentorio di accelerare la marcia perche' l'armistizio ci cogliesse quanto piu' vicino possibile al vecchio confine. 

Gli ordini erano precisi e perentori: e' indispensabile approfittare della demoralizzazione del nemico spingendo avanti quanto piu' possibile, con marcia rapida, le nostre truppe piu avanzate. Domani la 23esima Divisione preceduta dai cavalleggeri Aquila, punti su Gradisca per la direttrice Madrisio - Rivignano - Castion di Strada - Versa - Gradisca. 

E allora avanti verso il vecchio confine! 

Bersaglieri e cavalleggeri si rimettono in marcia. 
Ad Ariis, oltre il piccolo ma profondo fiume Stella, gli austriaci ci attendevano al varco. Cavalleggeri ciclisti e nostri arditi reggimentali, al comando del sottotenente Alberto Riva di Villasanta, misero in fuga il nemico; il piccolo ponte venne riparato e il reggimento pote' riprendere la marcia verso Torsa, all'avanguardia era Riva con i suoi arditi. 
Dal campanile di Torsa, gli austriaci tenevano sotto controllo la strada di accesso al paese e quando gli arditi dell'Ottavo si lanciarono all'attacco per neutralizzare la resistenza nemica una pallottola colpi' alla fronte il coraggioso comandante. 
Alberto Riva cadde un'ora prima dell'armistizio, aveva 18 anni. 
A Torsa il Comando decise di accelerare l'inseguimento degli austriaci che frattanto si erano asserragliati a Paradiso, con l'impiego anche della cavalleria. 
Erano le 14,45. 
L' Ottavo Bersaglieri riprese la marcia verso Paradiso, in testa era il 12esimo battaglione. Paradiso, un mucchio di case contadine nella campagna bassa di erbe e di sterpi, sorge tra Muzzana del Turgnano e Castion di Strada, cinquecento metri piu' a nord v'e' un trivio (il trivio di Paradiso, appunto). 
Quando sulla strada per Paradiso fummo raggiunti dalla cavalleria al galoppo ci buttammo nei fossati laterali gridando: "Viva la cavalleria!". 
Uno spettacolo emozionante e insieme esaltante. 
Sembravamo ragazzi che giocavano alla guerra e avevamo dimenticato che la morte era li' a due passi... Mentre i bersaglieri aggiravano il paese catturando i tenaci cecchini asserragliati nelle case, i cavalleggeri, superato il rettifilo che taglia il paese, raggiunsero il trivio dove li attendeva, armi alla mano, un battaglione di mitraglieri magiari: la pazza eroica galoppata scaglio' contro la resistenza nemica l'ultimo sacrificio dell'esercito vittorioso. 
Fu l'episodio culminante di quelle ore tremende; fu l'ultimo attacco e l'ultima carica della lunga guerra. 
Caddero nell'ardimentosa corsa i tenenti Augusto Piersanti e Achille Balsamo di Loreto, il caporale Giulio Marchesini, i cavalleggeri Sulla Carlo, Quintavalli Giovanni e Biancherini Giovanni, cavalleggeri dell'Aquila, tutti ragazzi diciannovenni dell'ultima leva. 
Alle ore 15, mentre qua e la' si sparava ancora, echeggio' uno strano suono di tromba: era il segnale austriaco dell'armistizio. 
Un nostro velivolo, col tricolore fluente dalla carlinga, sbuco' dalla nebbia con un lungo suono di sirena cosi' annunziando la fine della guerra. Ci abbracciammo l'un l'altro, pazzi di gioia. 
Per dare sfogo all'improvvisa felicita' consumammo la scorta dei razzi di segnalazione e il cielo si animo' di festosi colori. 
Piu' tardi, il reggimento schierato, battaglioni affiancati, ricevette il saluto e il plauso del comandante la divisione generale Fara. 
Il giorno dopo, nella piazzetta del paese, io ebbi la ventura, col mio plotone, di rendere gli onori delle armi agli ultimi caduti della guerra. 
Solo in quel momento, anch'io ragazzo appena diciannovenne, compresi appieno che ero sopravvissuto a quella che allora appariva la piu' terribile guerra della storia." 
https://www.yumpu.com/it/document/view/18583761/la-carica-di-paradiso-bolbusiness

LA CARICA DI PARADISO di Marcello Berlucchi

giovedì 27 giugno 2013

La battaglia del monte di Ragogna

La Battaglia del monte di Ragogna. Interessante idea per crearvi uno scenario di Wargame per la Grande Guerra. E' forse una delle battaglie più dimenticate della prima guerra mondiale sul fronte italiano. Troviamo trattati sulle battaglie dell'Isonzo, Caporetto, Il Piave, Vittorio Veneto, ma di Ragogna solo da poco si parla. Siamo nel 1917, subito dopo lo sfondamento di Caporetto. I protagonisti sono: gli Austro Tedeschi vittoriosi da una parte e gli Italiani in ritirata dall'altra. La divisione tedesca di punta è la 12 Slesiana che abbiamo incontrato alcuni post fa. L'unità Italiana a ultimo baluardo, la brigata Bologna. Talmente si distinse nei combattimenti tale brigata da ricevere l'onore delle armi da parte degli avversari.  Alcuni anni fa sono stato in quei posti, abbiamo visitato la cannoniera del monte di Ragogna, quelle trincee, il fantastico lago di Cornino, dalle acque di un colore celeste così intenso che non dimenticherò mai più. Vi sono forti contraddizioni tra lo splendore della natura di oggi e le immagini di quelle tremende giornate di un secolo fa. La storia, quella storia per noi in bianco e nero è ormai quasi leggenda.


Il Bellissimo lago di Cornino
 30 ottobre 1917.

Dopo Caporetto "Il 30 ottobre 1917 fu il giorno della svolta: la 12ª Divisione di fanteria slesiana, una volta conquistato definitivamente San Daniele del Friuli, svoltò in direzione dei ponti di Pinzano al Tagliamento e Cornino, ma venne fermata nei pressi del monte Ragogna. L'Alpenkorps intanto, veduto distrutto dai genieri italiani il ponte di Bonzicco, arrestò la sua avanzata, mentre gli austro-ungarici, a Cornino (difesa dagli uomini delle brigate Genova, Siracusa, Lombardia, da due battaglioni della Lario e da pochi pezzi di artiglieria, il cui ponte era stato fatto saltare come quello di Bonzicco, diressero per Ragogna. La mattina del 31 ottobre queste forze, in aggiunta alla 12ª slesiana, oltrepassarono dopo lunghi combattimenti la frazione ragognese di Muris, peraltro persa quasi subito a seguito di un contrattacco italiano.

Il 31 ottobre entrò in azione alle ore 6:00 l'artiglieria austro-tedesca, intesa come fase preliminare per l'attacco delle fanterie, che si verificò tre ore dopo riscontrando inizialmente pochi successi, che tramutarono poi, a causa della superiorità numerica, in isolati successi: gli italiani si ritirarono nella frazione San Pietro e un reggimento della 12ª slesiana riuscì a raggiungere il ponte di Pinzano al Tagliamento, ma dovette ritirarsi perché attaccato alle spalle dalle mitragliatrici del Regio Esercito appostate sul monte Ragogna. 
Monte di Ragogna

Nelle prime ore del 1º novembre i soldati di Cornino si ritirarono sulla riva destra del Tagliamento per permettere ai genieri di demolire il ponte, ma la scarsa qualità dell'esplosivo permise solamente di danneggiare l'arcata occidentale. Al monte di Ragogna la situazione per la brigata Bologna divenne sempre più critica, ed il generale Carlo Sanna, comandante della 33ª Divisione nonché responsabile della distruzione del ponte di Pinzano al Tagliamento, viste le truppe austro-tedesche che si avvicinavano sempre di più, supportate per giunta dall'artiglieria che avrebbe potuto interrompere i fili elettrici delle cariche, attorno alle 11:00 diede l'ordine di far saltare il grande ponte, impedendone l'attraversamento sia agli italiani che agli austro-tedeschi.

I soldati italiani rimasti intrappolati sulla riva sinistra del Tagliamento comunque non si arresero fino a sera, poi i superstiti (3.000 soldati e 50 ufficiali) si consegnarono al nemico. In giornata era stata anche seriamente danneggiata dai genieri italiani la passerella di Pontaiba (frazione di Pinzano al Tagliamento), che risultò quindi impraticabile ai soldati di Otto von Below."
Terminata la battaglia le artiglierie italiane proseguirono a colpire la riva sinistra del Tagliamento, causando tra l'altro la morte di 37 prigionieri italiani alloggiati in una casa colpita da un proiettile. Ai superstiti della Bologna (tra cui vi era il colonnello Rocca) venne concesso l'onore delle armi, e del loro valore si parlò anche nei bollettini di guerra tedeschi.
Cadorna, non appena venne a sapere della caduta di Cornino, ordinò all'intero esercito di ripiegare sul fiume Piave, sul quale nel frattempo si erano fatti passi avanti nell'impostazione di una linea difensiva.
Anche a Ragogna, come a Caporetto, non mancarono gli errori dei generali. La Bologna, infatti, avrebbe potuto essere evacuata nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre piuttosto che continuare a difendere una posizione oggettivamente intenibile." (1)



domenica 23 giugno 2013

Miniature in 10mm della 12a Divisione Slesiana - Caporetto 1917 - Parte 2

E' finalmente pronto l'esercito della 12a divisione di fanteria "Slesiana" tedesca che combattè nella battaglia di sfondamento di Caporetto nell'ottobre del 1917, sulla fronte italiana-austroungarica.
Le miniature sono tutte in scala 10mm, sono prodotte della Pendraken e rappresentano due battaglioni completi, ciascuno di 3 compagnie fucilieri ed una compagnia mitragliatrici. I battaglioni hanno il supporto di un doppio gruppo d'artiglieria campale, di una compagnia del genio e da due basette comando.
Ecco di seguito le foto dell'esercito appena completato:


"Colpo d'occhio" frontale
Vista laterale

Dal punto di vista del comando
Vista laterale destra
Compagnia di fanteria d'assalto
Doppia compagnia mitragliatrici
Compagnia genio lanciafiamme
Doppio gruppo artiglieria leggera
La battaglia abbia inizio.
A presto!










giovedì 20 giugno 2013

Miniature in 10mm della 12a Divisione Slesiana - Caporetto 1917 - Parte 1

Sono trascorsi alcuni lunghi giorni dall'ultimo articolo, lunghi e faticosi, perché il caldo non mi da tregua, gli impegni lavorativi e la famiglia sono (e devono essere) al primo piano, quindi ho poco tempo a disposizione se non alcune ore sporadiche alla tarda sera. Sono quindi nuovamente impegnato a dipingere fanti. Ancora? Si ma sono saltato ad un altro secolo. Un gran bel divertimento preparato e condito di ricerca storica: quanto serve per un minimo di rispetto dell'uniformologia. Ecco quindi questo piccolo articolo che si allaccia a quello precedente del Matajur. Vedrete che sono appena a metà strada dell'opera: il lavoro non è terminate, ma qualche risultato apprezzabile posso ora distinguerlo. Il soggetto del lavoro sono i fanti  della 12a divisione slesiana tedesca: quella che combatté a Caporetto. I protagonisti sono mie vecchie miniature della Pendraken (l'acquisto è di alcuni anni or sono). La scala è la classica standard 10mm, la mia preferita. Eccovi alcune foto dell'avanzamento lavori. Per ora mi sono limitato a una dozzina di basette, nella speranza di completarle a breve per qualche serata di prova di panzer8 wwi con Stefano. Ecco le foto:

Imbasettamento - texturizzazione - mano di fondo nero opaco

Fig.1 MG "Schwarzlose"


Mano a pennello asciutto con grigioverde e primi dettagli 

Fig.2 Fanteria d'assalto: "baionetta in canna!"


Mano di ocra: a punta di pennello
Fig.3 Seconda compagnia: "d'assalto"


L'Incarnato: a pennello a punta molto fine
Fig.3 La Terza compagnia

I Lavori sono in corso.

I Prossimi passi? Dettagli e completamento con fogli magnetici, colorazione delle basi, colori finali delle basi e ritocchi, inserimento di erbusti/filo spinato/sacchi a terra, ect ( La fantasia è la mia guida). Poi passerò ai fanti italiani..

mercoledì 12 giugno 2013

Quel giorno sul Monte Matajur

Da: Axis History Forum (3)
Monte Matajur, montagna delle prealpi Giulie alta 1641 m sul livello del mare. Quasi cento anni fa, questo monte del Friuli Venezia Giulia  fu il teatro di una battaglia controversa, poco nota e dai risvolti a me inediti. Correva l'ottobre del 1917, nel mezzo della grande guerra, sul fronte della 2a armata italiana, durante la battaglia di sfondamento austro tedesca di Caporetto. L'altura del Matajur faceva parte dell'ultima altura difensiva italiana, contro le divisioni austroungariche e tedesche che stavano per dilagare fino al Piave. Al di la di essa la pianura. Alla sua difesa era stata destinata, dal Comando Italiano in fibrillazione per gli avvenimenti, la Brigata Salerno del Generale Zoppi. La brigata di sei battaglioni, partita da Bassano il 22 ottobre del 1917 aveva completato dopo varie peripezie lo schieramento sulla cima, appena tre giorni dopo e giusto in tempo per ricevere l'assalto tedesco.
Il Monte Matajur era privo di trincee, reticolati o opere di difesa: si profilava un impresa ardua per la Brigata Salerno: lo avrebbe dovuto difendere praticamente in campo aperto, senza supporti o artiglieria, da sola. Non un eccezione all'inizio della grande guerra italiana, sicuramente lo ora in quele ore e dopo tre anni di guerra. Inedita fu la modalità di attacco degli avversari. Inedito e straordinario al confronto della mentalità ottusa degli attacchi frontali italiani "garibaldini" sul carso. Gli avversari erano truppe tedesche fresche della 12a Divisione Slesiana e dell'Alpenkorps Bavarese.  In questi reparti combatteva un ufficiale che sarebbe presto divenuto celebre per le sue abilità al comando e molto tempo dopo per questa impresa: Erwin Rommel. E' lo stesso Rommel che nella seconda guerra mondiale sarebbe divenuto il famoso generale stimato anche dagli avversari e benevolmente chiamato "la Volpe del Deserto". Le truppe italiane erano quindi schierate sul Monte Matajur la mattina del 25: 90° Rgt (reggimento) sulla cresta con tre battaglioni, 89° Rgt con tre battaglioni a mezza costa a quota 700 m, isolati e privi di collegamento a sinistra e destra. Ricorda l'ultima difesa degli Spartani alle Termopili. La manovra tedesca operò con una tattica innovativa per quegli anni. Tattica mobile e di aggiramento: frontale tra le due linee difensive con infiltrazione di piccole truppe d'assalto dell'Alpenkorps e aggiramento da Nord, lungo le valli di Natisone, della 12a divisione Slesiana.
Soldati della 12a Divisione Slesiana a Caporetto
La 12a divisione giunse perciò fino alle spalle del 90° Rgt della Salerno. Erano manovre precursorie della BlitzKrieg della seconda guerra mondiale. Avvenne pertanto quello che doveva accadere. A conquistare la cima non fu, però, come inizialmente decretò il comando tedesco, le unità del tenente Schieber che fu anche decorato con la croce al merito per l'operazione, (era comandante della 4 compagnia del 63° Rgt della 12a divisione), ma Rommel, che solo dopo vibrate proteste e rimostranze al Comando riuscì a dimostrare e farsi accreditare la sua vittoria, tuttavia non la medaglia. Allo stesso modo un altra controversia tremenda fuori campo si strascinò per anni da parte italiana. In linea generale i Comandi Italiani, lontani dal fronte, carenti di informazioni e ingessati talvolta nelle decisioni, non riuscirono a cogliere la situazione, gli errori di comando e la mancanza di reazione noti tuttavia i piani tedeschi di Caporetto. E' come se per anni non si riuscisse ad accettare che Caporetto fosse stata una straordinaria operazione militare tedesca, aiutata purtroppo anche da errori di comando italiani. Il Comando Italiano cercò i suoi capi espiatori, i colpevoli, a cui addossare le colpe di quella allora tragedia: il tutto si volle far ricadere sulle truppe combattenti. Oggi questo scandalo fa rabbrividire ed inorridire. Solo la commissione di inchiesta italiana, di molto sucessiva, riguardante Caporetto rivalutò anche le operazioni della brigata Salerno, appena dopo anni , dopo essere stati tacciati di codardia e delle più infamanti e ingiuste insinuazioni di viltà di fronte il nemico, i soldati, dopo anni di massacri inutili sul carso si misero sulle spalle anche queste colpe. Alla luce di quanto sopra la realtà, per i comandanti di allora incredibile, era un'altra. La brigata, nonostante le posizioni insostenibili, in assenza di artiglieria, trincee e difese, senza rinforzi, collegamenti, con la sola fanteria e le poche miragliatrici, resistette finchè potè, in campo aperto inviata com'era a respingere da sola un nemico inarrestabile. Le prime linee a Caporetto erano cadute per errata disposizione dei reparti, per i bombardamenti a gas, per l'assenza dell'intervento dell'artiglieria: un disastro dopo l'altro. I soldati non avevano colpe. Solo molto tardi li si rivalutò, grazie ai diari di reggimento: la Salerno si ritirò anche in perfetto ordine, solo dopo aver perso quasi tutti gli effettivi, dopo che le forze preponderanti tedesche e la nuova modalità di attacco delle truppe d'assalto, assolutamente sconosciuta ai fanti italiani, li sopraffecero. Sopravissero  20 ufficiali e 387 soldati del 89° e  8 ufficiali e 400 soldati del 90° dopo quel 25 ottobre. Chissà poi quanti di essi sopravvissero alla guerra...Matajur 1917: storia controversa, inedita e ancora poco nota.

Scrisse poi il generale Zoppi della Salerno:
"Pretendere che i soldati, in quelle vicende, facciano della strategia e della grande tattica può essere un bel sogno di chi non ha mai provato lo strazio mentale di essere nell'impossibilità di sapere...pretendere che il soldato aggirato e sorpreso, ossia vinto ancor prima di combattere, sappia col suo valore rovesciare una situazione inesorabilmente compromessa, è follia." (2).

Sono stato lassù. Su quella cima, dove allora si udiva il rombo della guerra, oggi si gode la tranquillità assoluta e la vista, in assenza di nubi, spazia all'infinito per regalare una emozione che toglie il fiato.

1) da Monte Matajur relazione storica
2) Isonzo 1917 di Mario Silvestri
3) Axis History

venerdì 11 gennaio 2013

L'affondamento della Wien a Trieste

"Quella sera del 10 dicembre 1917 il mare era leggermente mosso da levante, ed era coperto da una densa foschia. Oltre la grande diga del vallone di Muggia le corazzate gemelle «Wien» e «Budapest» erano alla fonda, come grandi animali addormentati, dopo aver martellato un mese prima le postazioni dell'artiglieria italiana alla foce del Piave, sull'isolotto di Cortellazzo.
Dopo la dodicesima battaglia dell'Isonzo che aveva scompigliato gli equilibri di forze nel golfo, le due unità imperiali erano troppo pericolose per i comandi delle forze armate italiane, che affidarono all'allora sottotenente di vascello Luigi Rizzo il compito di neutralizzare le corazzate. La sera dell'attacco i Mas 9 e 13, trainati da due torpediniere, arrivarono alle 22,45 al punto stabilito in mezzo al golfo. Azionati i motori elettrici, dopo più di un'ora i barchini raggiunsero nella più assoluta oscurità la testa Nord della diga. Rizzo ormeggiò, scese, e si rese conto che non c'era nessuno di guardia. Dall'altra parte della diga si sentivano voci, si vedeva un luce incerta. Ma le sentinelle austriache non si erano accorte degli incursori italiani. Silenziosamente i Mas raggiunsero le ostruzioni oltre a diga. Per due ore gli uomini al comando di Rizzo tagliarono sette cavi d'acciaio sotto il pelo dell'acqua, a diversi livelli. Quando mancavano due minuti alle due di notte fu aperto l'ultimo varco. I Mas si avviarono quasi alla cieca verso gli obiettivi: il Mas 9 puntò sulla «Wien», il 13 sulla «Budapest». Alle 2.32, giunto a 50 metri dalla sagoma scura dell'unità, Rizzo lanciò i siluri. Due alte colonne d'acqua si alzarono nella notte, un proiettore sulla coffa della nave si accese ma si spense subito dopo. Lanciò anche il Mas 13 verso la «Budapest», ma i siluri mancarono il bersaglio. Le difese asutriache di terra si svegliarono, e presto fu un inferno di luci ed esplosioni. I due Mas fuggirono a tutta forza e riuscirono a mettersi in salvo." (1)

(1) Da Storia de Trieste.

sabato 5 gennaio 2013

La grande guerra in un mare esagonato

Le letture sono una grande fonte di ispirazione per l'hobby. Posso dire che nel mio caso galeotto fu un bellissimo regalo dal titolo:  "La grande Guerra nel mare adriatico" scritto da Orio di Brazzano, Luglio editore - 2011. 

Le mie conoscenze riguardo la marina sono scarse, nonostante abiti in una città di mare. Peggio ancora sono le conoscenze storiche della grande guerra, quella combattura in mare. Conosco i personaggi famosi, la guerra sul carso, il piave, ma cala una nebbia su questi argomenti di marina. Ebbene questo libro mi ha aperto dei cassetti di storia interessantissimi e di grande ispirazione per il wargame. A chi interessa troverà aneddoti e vicende che hanno oggi realmente dell'incredibile. Io non potevo lasciarle li.

D'istinto ho cercato modelli di navi militari della grande guerra in scala 1:3000: vi dico subito che esistono, le marche che li costruiscono sono famose e non sono costosi, tuttavia l'impazienza di attendere una spedizione oltreoceano e un lampo di pazzia mi hanno portato a questa strana idea: autocostruirle. Invece è semplicissimo ed i piani nave sono disponibili in rete. Non sono di acciaio, ma di semplice plastica (Plasticard), colla e tondino di rame: occupano solo 20mm. Eccole sopra in una improbabile foto di una squadra italo-austroungarica su un bel mare esagonato e tranquillo. Di seguito alcune foto dei personaggi creati e dipinti in questo strano pomeriggio.

Il cantiere navale ..


Le prime varate: Le Italiane Caio Duilio e la sua quasi gemella Conte di Cavour


K.u.k. Kriegsmarine: La Budapest e la sua gemella Wien (affondata nel golfo di Trieste dai MAS)
La famosa "Viribus Unitis" (costruita nei cantieri della mia città Natale e affondata a Pola dai MAS).

Vi sono parecchi regolamenti in giro, interessanti quelli di Affinati sul periodo, ne esistono di esagonati?

giovedì 22 dicembre 2011

Timavo - S.Giovanni Duino - 1917

Ieri 21 dicembre 2011 si è svolta la prima partita di "Quota 28 di Timavo Bratina" lo scenario basato sulla storia vera della battaglia del 27-28maggio 1917 per quota 28 e S.Giovanni.. Stefano ha tenuto gli Italiani, io gli austriaci. La scelta è stata dettata dal caso con un lancio di un dado. Si è seguito lo scenario preconfigurato. Com'è andata? Sorprendente. Vediamolo. Eccovi il resoconto:


"All'alba del 27 maggio 1917 il secondo battaglione del 77° Reggimento Lupi di Toscana, già duramente provato dagli scontri della 10 offensiva sull'Isonzo, riceve l'ordine dal Comando Supremo di balzare nuovamente all'assalto e conquistare le posizioni oltre il fiume Timavo. E' l'inizio di una piccola battaglia n grande stile.

Le posizioni austroungariche di prima linea sono direttamente protette dalle artiglierie del gruppo Hermada. Un osservatorio avanzato e cannoni di grosso calibro sono puntati sugli italiani. Le prime linee sul Timavo sono tenute da due compagnie del IV battaglione Schutzen di Marburg. Occupano una il paesino di S.Giovanni di Duino completamente bombardato e ridotto in rovina e l'altra la quota 28. Il primo balzo delle fanterie Italiane è accompagnato dal pesante bombardamento dei cannoni austriaci da 149mm che con tiri ben piazzati e mirati creano i primi immensi vuoti tra la prima compagnia dei Lupi.
Superati i reticolati, sotto il fuoco incrociato di mitragliatrici, artiglieria e fucileria dalla dominante quota 28 e dalle trincee di S.Giovanni, le fanterie Italiane dopo varie peripezie riescono a passare la dove il nemico non se lo aspettava: Stefano modifica l'obiettivo e concentra l'assalto sul paesino di S.Giovanni. L'attraversamento del Timavo riesce, superato lo sbarramento dei reticolati si combatte lungamente a S.Giovanni..

La prima compagnia viene annientata nell'assalto ma altre due compagnie si avvicendano nei balzi alla baionetta quando ad un tratto gli austriaci contrattaccano con due plotoni alla baionetta gli italiani momentaneamente presi di sorpresa..


Il valore conta meno della fortuna, un fuoco micidiale di fucileria e mitragliatrici annienta il contrassalto e gli italiani dun balzo riescono a superare le ultime difese di san giovanni, si combatte tra le case: una lotta furibonda con alterne vicende, assalti contrassalti ed addirittura un ordine incredibile del comando austriaco: posizioni quasi annientate, si bombardi le nostre posizioni!! Tutto inutile, gli italiani conquistano quasi tutte le trincee palmo a palmo, ma ecco che finalmente...
le due compagnie di riserva austriache, con un bel tiro 6 entrano in gioco e con rapidità raggiungono le prime case di S.Giovanni quasi conquistata; ma nemmeno agli italiani manca l'artiglieria: da punta Sdobba, con i cannoni da 150mm (e con una fortuna a dire il vero eccezionale!!) mettono a segno colpo su colpo sulle 2 compagnie concentrate: completamente bloccate sotto il fuoco, Alex Callaghan capisce che non si passa!
Gli Italiani concentrano gli sforzi: hanno perso quasi 2 compagnie, ma riescono a catturare l'ultimo plotone di austriaci e conquistare S.Giovanni, obiettivo secondario, ma di non minor importanza: quota 28 ora può essere presa di infilata ed attaccata anche di fianco.
Dalle trincee di quota 28 gli austriaci indenni assistono quasi impotenti alla cattura del paese e del tremendo bombardamento sui giovani rinforzi. La battaglia è finita, gli Italiani hanno raggiunto l'obiettivo, anche se non hanno conquistato quota 28." Sono le ore 23, la partita è iniziata alle ore 20:30. l regolamento usato è stato BKC. Le miniature in 10mm sono della Pendraken, le ambientazioni, case e terreni fatti in casa. Devo dire anche se ho perso, una bella partita, entusiasmante e con tanti colpi di scena. Bel gioco! Saluto tutti e Vi auguro Buon Natale. Alla prossima.


Note

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