Un pò di me e di voi

Ho superato di parecchio gli 'anta e risalgo a quella epoca gloriosa che a tutti gli anziani sembra essere irripetibile. E' stata l'epoca del benessere economico italiano, del lavoro, fondamento di questo nostro paese, ma anche di piccole cose che sono ormai scomparse: i dischi in vinile, le cabine telefoniche, il gettone, il servizio di leva, i disegni tecnici con carta e china, le calcolatrici a logica polacca inversa, i regoli calcolatori, la guerra fredda, la Lira e i soldatini.

Correvano i meravigliosi anni ’70, quando i miei genitori mi regalarono la mia prima piccola scatola di soldatini d’Italia della Atlantic. Quanta nostalgia, li ricordo come fosse ieri. Ho vissuto con tristezza la loro scomparsa dal mercato, lo stesso dolore si è rinnovato non poco tempo fa con l'oblio della TbLine, creata da una grande persona, con grandi progetti che ho avuto l'onore di conoscere e di leggere anche su questo blog. Quando pò più grandicello entrai in un club locale, ho avuto l'occasione di apprendere le meravigliose tecniche del modellismo: la pittura a pennello, l'aerografo, l'autocostruzione ed anche la complessa vita da club. Sono uscito da questa esperienza molti anni dopo, prima di partire per il servizio militare, allora decisi di aver vissuto abbastanza intensamente l'ambiente dei concorsi e del modellismo statico. Più tardi, in avanzata maturità, ho avuto occasione di avvicinarmi al wargame ed al collezionismo dei soldatini di piombo dipinti e devo ciò alla fortuna di aver conosciuto un mio grande amico: Stefano, con cui condivido la passione per la storia, per le escursioni e non solo quelle gastronomiche. Questo blog è solo una piccola parte di me, quella nascosta, il mio libro dei ricordi, di idee che forse mai realizzerò ed un piccolo contributo per questo meraviglioso hobby che mi accompagna ancora nelle rare occasioni di tempo libero che mi rimangono tra la famiglia, gli amici e la professione di ingegnere.

Alessandro, alias "Callaghan".

Amici

Traduttore automatico

giovedì 27 giugno 2013

La battaglia del monte di Ragogna

La Battaglia del monte di Ragogna. Interessante idea per crearvi uno scenario di Wargame per la Grande Guerra. E' forse una delle battaglie più dimenticate della prima guerra mondiale sul fronte italiano. Troviamo trattati sulle battaglie dell'Isonzo, Caporetto, Il Piave, Vittorio Veneto, ma di Ragogna solo da poco si parla. Siamo nel 1917, subito dopo lo sfondamento di Caporetto. I protagonisti sono: gli Austro Tedeschi vittoriosi da una parte e gli Italiani in ritirata dall'altra. La divisione tedesca di punta è la 12 Slesiana che abbiamo incontrato alcuni post fa. L'unità Italiana a ultimo baluardo, la brigata Bologna. Talmente si distinse nei combattimenti tale brigata da ricevere l'onore delle armi da parte degli avversari.  Alcuni anni fa sono stato in quei posti, abbiamo visitato la cannoniera del monte di Ragogna, quelle trincee, il fantastico lago di Cornino, dalle acque di un colore celeste così intenso che non dimenticherò mai più. Vi sono forti contraddizioni tra lo splendore della natura di oggi e le immagini di quelle tremende giornate di un secolo fa. La storia, quella storia per noi in bianco e nero è ormai quasi leggenda.


Il Bellissimo lago di Cornino
 30 ottobre 1917.

Dopo Caporetto "Il 30 ottobre 1917 fu il giorno della svolta: la 12ª Divisione di fanteria slesiana, una volta conquistato definitivamente San Daniele del Friuli, svoltò in direzione dei ponti di Pinzano al Tagliamento e Cornino, ma venne fermata nei pressi del monte Ragogna. L'Alpenkorps intanto, veduto distrutto dai genieri italiani il ponte di Bonzicco, arrestò la sua avanzata, mentre gli austro-ungarici, a Cornino (difesa dagli uomini delle brigate Genova, Siracusa, Lombardia, da due battaglioni della Lario e da pochi pezzi di artiglieria, il cui ponte era stato fatto saltare come quello di Bonzicco, diressero per Ragogna. La mattina del 31 ottobre queste forze, in aggiunta alla 12ª slesiana, oltrepassarono dopo lunghi combattimenti la frazione ragognese di Muris, peraltro persa quasi subito a seguito di un contrattacco italiano.

Il 31 ottobre entrò in azione alle ore 6:00 l'artiglieria austro-tedesca, intesa come fase preliminare per l'attacco delle fanterie, che si verificò tre ore dopo riscontrando inizialmente pochi successi, che tramutarono poi, a causa della superiorità numerica, in isolati successi: gli italiani si ritirarono nella frazione San Pietro e un reggimento della 12ª slesiana riuscì a raggiungere il ponte di Pinzano al Tagliamento, ma dovette ritirarsi perché attaccato alle spalle dalle mitragliatrici del Regio Esercito appostate sul monte Ragogna. 
Monte di Ragogna

Nelle prime ore del 1º novembre i soldati di Cornino si ritirarono sulla riva destra del Tagliamento per permettere ai genieri di demolire il ponte, ma la scarsa qualità dell'esplosivo permise solamente di danneggiare l'arcata occidentale. Al monte di Ragogna la situazione per la brigata Bologna divenne sempre più critica, ed il generale Carlo Sanna, comandante della 33ª Divisione nonché responsabile della distruzione del ponte di Pinzano al Tagliamento, viste le truppe austro-tedesche che si avvicinavano sempre di più, supportate per giunta dall'artiglieria che avrebbe potuto interrompere i fili elettrici delle cariche, attorno alle 11:00 diede l'ordine di far saltare il grande ponte, impedendone l'attraversamento sia agli italiani che agli austro-tedeschi.

I soldati italiani rimasti intrappolati sulla riva sinistra del Tagliamento comunque non si arresero fino a sera, poi i superstiti (3.000 soldati e 50 ufficiali) si consegnarono al nemico. In giornata era stata anche seriamente danneggiata dai genieri italiani la passerella di Pontaiba (frazione di Pinzano al Tagliamento), che risultò quindi impraticabile ai soldati di Otto von Below."
Terminata la battaglia le artiglierie italiane proseguirono a colpire la riva sinistra del Tagliamento, causando tra l'altro la morte di 37 prigionieri italiani alloggiati in una casa colpita da un proiettile. Ai superstiti della Bologna (tra cui vi era il colonnello Rocca) venne concesso l'onore delle armi, e del loro valore si parlò anche nei bollettini di guerra tedeschi.
Cadorna, non appena venne a sapere della caduta di Cornino, ordinò all'intero esercito di ripiegare sul fiume Piave, sul quale nel frattempo si erano fatti passi avanti nell'impostazione di una linea difensiva.
Anche a Ragogna, come a Caporetto, non mancarono gli errori dei generali. La Bologna, infatti, avrebbe potuto essere evacuata nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre piuttosto che continuare a difendere una posizione oggettivamente intenibile." (1)



Nessun commento:

Note

Questo sito non costituisce una testata giornalistica e quindi non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.

Le immagini riportate a corredo degli articoli sono - di volta in volta - di mia proprietà, di pubblico dominio o comunque utilizzate per scopi non commerciali. Gli eventuali detentori di diritti possono chiederne in qualsiasi momento la rimozione dal sito.