Un pò di me

Diciamo subito che ho superato di parecchio gli 'anta. Risalgo all'epoca gloriosa ed ormai superata dei: dischi in vinile, delle cabine telefoniche, del gettone, del servizio di leva, dei disegni tecnici con carta e china, delle calcolatrici a logica polacca inversa, dei regoli calcolatori, della guerra fredda e della Lira.

Correvano i meravigliosi anni ’70, quando i miei genitori mi regalarono la mia prima piccola scatola di soldatini d’Italia della Atlantic, nel negozio sotto casa. Li ricordo ancora bene come fosse ieri : allineati in fantasiose battaglie sul pavimento della mia cameretta, in tasca nei primi giochi di infanzia e abbandonati con l'adolescenza. Ho vissuto con tristezza la scomparsa dal mercato di quella prestigiosa azienda italiana, così come anni fa per quella della TbLine, creata da una grande persona. Un pò più grandicello entrai in un club locale, dove ho avuto l'occasione di apprendere le meravigliose tecniche dell'arte del modellismo: la pittura e l'autocostruzione. Uscii da quella esperienza molti anni dopo, avendo vissuto intensamente il particolare ambiente dei concorsi di modellismo statico. Solo molto più tardi negli anni, in avanzata maturità, ebbi occasione di avvicinarmi a qualcosa di simile e tuttavia diverso: i giochi da tavolo, il wargame ed il collezionismo dei soldatini di piombo dipinti. Devo ciò alla pazienza di un grande amico, con cui condivido anche la passione per la storia e per le escursioni, spesso quelle gastronomiche, ma non solo. Sono passati diversi anni dai primi soldatini che ho ricevuto in regalo. Vivo ora in un mondo per certi versi più semplice e tuttavia più complesso, forse freddo, sicuramente frenetico, fatto di: computer, internet, globalità mediatica, amicizie virtuali, cellulari, mp3, euro e questo meraviglioso hobby, mi accompagna ancora con entusiasmo, nelle rare occasioni di tempo libero che mi rimangono tra la famiglia, gli amici e la professione di ingegnere.

Alessandro, alias "Callaghan".

Amici

mercoledì 29 maggio 2013

"Gente Veneta" - Battaglia di Zaule 1463

Ecco pronte due basette di "Guastatori" Veneti, per la battaglia di Zaule del 1463, di cui i post precedenti. Si tratta di contadini armati reclutati da Santo Gavardo nelle città Venete di Capodistria e Muggia per portare il "guasto" alle saline della Valle di Moccò (odierna Zaule) di Trieste, allora in guerra con Venezia. Nella zona di Zaule ci furono sempre aspri scontri tra Triestini e Veneti, si narra che la repubblica veneta tentò perfino di deviare il torrente Rosandra, che taglia la valle, per danneggiare con lo straripamento, case, chiuse e le saline. (1).




Riferimenti
(1) S.Maria Maddalena superiore e Inferiore e Zaule - di Fabio Zubini.


domenica 26 maggio 2013

Balestrieri Tergestini

Quattro nuove basette sono finalmente pronte, rappresentano balestrieri della città di Trieste, indossano cappelli di ferro, cotte di maglia e la potente balestra. Abbiamo ipotizzato che i piccoli scudi o "rotelle" che portavano al fianco si fregiassero dell'antico stemma di Trieste: l'alabarda bianca in campo rosso. La balestra era un'arma micidiale, costosa e tenuta in gran conto dai Triestini anche dopo la scoperta delle armi da fuoco.

"Era in questi tempi lodevoli trattenimenti in Trieste, per distrar dall'ozio li cittadini, apponendo per premio sei balestre alli vincitori nelle festività delli patroni, protettori dei giuochi pubblici, giostre ed arringhi, siccome si ricava da una pubblica supplica porretta al consiglio, l'anno 1413. Né sia maraviglia se per premio si dassero balestre, perchè queste erano arme romane, del cui sangue discendevano li triestini, e per esser arma inventata da' Fenici, donde vennero li primi abitatori di questo triestino terreno." (da Storia Cronografica di Trieste dalla sua origine sino all'anno 1695..di Vincenzo Scussa)

Vi erano in quei tempi della battaglia (1463) quattro categorie principali di armi cittadine: la lanzalonga (la lancia, destinata alla difesa delle fanterie contro la cavalleria), il vecchio pavese (grande scudo medioevale di posizione a protezione ciascuno di un balestriere e di un lanciere), le armi da getto (archi e sopratutto balestre) e da fuoco: "sciopeti" (archibugi)

Per quanto riguarda le balestre, leggiamo da (1) che già una ordinanza del 1357 imponeva ai giudici di Trieste di acquistare e di far acquistare 20 balestre per ciascun loro reggimento, fino alla costituzione di 100 armi, mentre a ciascun membro del consiglio maggiore incombeva l'obbligo di fornirsi della balestra ed inoltre ogni confraternita doveva acquistare una balestra a leva(1). 60 balestre inoltre dovevano essere acquistate dai coloni più abbienti delle ville di Ricmagne, Gasi, Borst, Bresec, Bagnoli, Preseriani, Creguiani, Sancti Odorici, Sancti martini, Barde Silvole (Servola),  i meno abbienti delle ville invece dovevano acquistare tabulatii (scudi), lancee, enses (spade). Si potrebbe pertanto presumere che nel 1463 vi potesse essere una forza a Trieste di almeno 160 balestrieri.

Riferimenti
(1)"Le milizie del comune di Trieste dal 1300 al 1550" di Paolo Marz.
(2) "Storia Cronografica di Trieste dalla sua origine sino all'anno 1695" di Vincenzo Scussa.

sabato 25 maggio 2013

La miniatura del patrizio Tergestino Cristoforo de' Cancelieri


Un'altro pezzo si aggiunge a quelli per la rappresentazione della battaglia della valle di Moccò  del 1463, tra Triestini e Veneti-Capodistriani: si tratta della miniatura a cavallo del Patrizio Cristoforo (Montecchi) de' Cancellieri. Cancellieri era, come abbiamo letto precedentemente, il capitano della compagnia di soldati-cittadini in armi che affrontarono e sconfissero i veneti allo scontro di Zaule. La miniatura è un 10mm della TB-Line posizionata su basetta in forex con foglio magnetico. La colorazione dello stemma patrizio è presunto: riporta lo stemma nei colori gialli e rossi descritti nei post precedenti, ma in realtà vi sono poche notizie storiche a riguardo, in assenza fantasia, la ragione e "l'occhio" hanno dato il loro piccolo contributo. 
Ancora una piccola curiosità su questo personaggio: esisteva ancora all'inizio del secolo scorso a Trieste, il palazzo dei Cancellieri, ora non c'è più. Rimangono ancor oggi, presso il museo dell'orto lapidario, le pietre della porta di entrata dell'abitazione, su cui vi era incisa la stranissima iscrizione che per secoli ha stupito e incuriosito i passanti. Crittografata, ma ora tradotta, essa ammoniva: "Il destino distrugge ogni cosa.." "Rotat omne fatum "(da Comune di Trieste). Lo stesso Destino che diede gloria al Cancellieri  nella battaglia di zaule, non lo risparmiò nella battaglia di Ponziana del 1468 contro il Luogar, Cristoforo cadde assieme a tanti Triestini per mantenere l'autonomia del Comune e questà è tutta un'altra storia, ma oggi una via cittadina lo ricorda per questo alto sacrificio. La cosa veramente strana è che anche a Santo Gavardo è intitolata una via di Trieste..lo stesso Santo Gavardo che con le sue batterie nel 1463 bombardò la Trieste assediata.

Tornando al nostro wargame: pronti i comandanti procediamo ad allestire i due eserciti: basette per i "200 Triestini" e le "60 celate" venete (o "400 cavalli") allo scontro del 1463. La descrizione e una piccola analisi sui numeri e la tipogia di armati ci accompagnerà, nei  prossimi post nella costruzione. A presto dunque!


venerdì 24 maggio 2013

Cristoforo Montecchi (dei Cancellieri)

I de' Cancellieri
I montecchi o Monticulis (nella versione latina), più comunemente noti come "Cancellieri", dalla carica ricoperta ripetutamente dai suoi membri,  erano a Trieste, nel 1463, una delle più ricche famiglie patrizie. La famiglia era originaria di Sassuolo (Modena). 

Cristoforo de Cancellieri
'La (...) famiglia, originaria di Sassuolo Modenese, si era stabilita a Trieste dal 1420, quando Pietro de' Montecchi vi era stato chiamato alla carica di cancelliere comunale, assumendo in seguito anche l'ufficio di "rector scholarum". Anche il figlio, Cristoforo, padre del C., divenne cancelliere, dopo esser stato, per breve tempo, notaio del maleficio. Assertore dell'autonomia comunale, Cristoforo prese parte attiva alla vita politica; nel 1463, durante la lotta ingaggiata da Trieste per la difesa delle rotte commerciali che dal suo porto erano state deviate verso territori controllati da Venezia, comandò una formazione di duecento uomini, con cui affrontò in campo aperto i Veneziani, costringendoli a riparare nella vicina Capodistria. Cristoforo trovò la morte nel 1468, combattendo contro gli assalitori imperiali; subito dopo Trieste fu messa a ferro e fuoco ed a stento la moglie con i due figli, Giovanni Battista e Pietro, riuscì a rifugiarsi nel convento della Cella. Giustina passò più tardi a nuove nozze con Stefano Renk, altro "rector scholarum", che la aiutò nel ricupero e nell'amministrazione dei beni dei figli di primo letto. Da lui ebbe altri due figli, Maria e Girolamo. Quando nacque il C. al nome "de Monticulis", ormai alla terza generazione triestina, s'era sovrapposto quello di "de Cancellariis", talvolta accompagnato dall'indicazione della provenienza geografica, "de Saxolo".' (da "Treccani.it" )

Curiosità: 
I Montecchi, ghibelini, vengono citati da Dante nella Divina Commedia (precisamente nel canto VI del purgatorio, versi 105-106-107) insieme ai Capuleti (o Cappelletti), ma furono resi famosi soprattutto grazie alla tragedia Romeo e Giulietta di Shakespeare che li ritrae a Verona.

Riferimenti
Per i riferimenti storici su Cristoforo de' Cancellieri vedi i post precedenti (1), (2), (3) e per la descrizione sopra il sito treccani.it
Per lo stemma araldico (qui riportato solo per discussione della riproduzione della prossima miniatura per wargame):
http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/cancellieri.html

Per oggi, gente questo è tutto ed il prossimo passo sarà l'articolo sulla miniatura che sto preparando e che ritrae  proprio  il capitano Tergestino Cristoforo de'Cancellieri:.

A presto!

giovedì 23 maggio 2013

La miniatura del nobile Capodistriano Santo Gavardo.

Finalmente completato. Alcune orette di pittura e la miniatura è pronta. Ve La presento: Santo Gavardo, nobile Capodistriano. L'ho rappresentato su un cavallo covertato, con l'arma di famiglia e lo strano stemma personale sullo scudo: una "tenaglia che tiene una lingua". Per chi fosse interessato nel post precedente troverà la spiegazione e tutti i riferimenti storici e modellistici. Il modello in lega è in scala 10mm, della marca TB line incollato su basetta forex opportunamente lavorata e con foglio magnetizzato. 
Mi dedicherò ora al secondo eroe di Zaule: il capitano tergestino "Cristoforo dei Cancellieri". Ne scriverò a lungo nel prossimo post. Vi anticipo però la piccola curiosità che ho scoperto ieri: quello non era il suo vero cognome: si chiamava Montecchi,  vi ricorda qualcuno? Bene, a domani.:-)

mercoledì 22 maggio 2013

Santo Gavardo

Sto finalmente colorando questa fantastica miniatura di un Santo Gavardo possente in armatura da cavaliere montato e ho deciso che posterò la foto solo a opera compiuta. Riporto invece le notizie dedotte da questa piccola ricerca storica, per pura discussione e ricordo. Qui a fianco, tratto da (1) l'arma di Santo Gavardo (nei colori: scudetto in oro, tenaglia in nero, afferrante una lingua di rosso) sovraimposta a quella di famiglia (nei colori argento e nero). Sembra poco ma questi sono dati fondamentali per la colorazione simil-storica pro wargame del soggetto. 
Il ritratto del condottiero,manoscritto, lo trovate qui di seguito,  nei toni vivaci e intensi, quanto la sua variopinta figura,  nobile e fiera. La storia, di parte veneta, lo ricorda così: "famoso e valoroso che sapeva cogliere la vittoria, la dove gli altri cadevano lui non cedeva". 

Chissà cosa avevano o avrebbero scritto di lui i suoi avversari Tergestini...

(2) GAVARDO Santo I. da Capodistria per grandezza d'animo e valor militare commendevolissimo. Oltre varj lodevoli servigi prestati alla serenissima repubblica veneta nel 1452 all'abbadia di Cerreto, essendo stato posto in fuga da Alessandro Sforza duca di Milano il generale dell' esercito veneto Carlo Gonzaga, sostenne il Gavardo co suoi cavalli l'impeto del nemico in modo che l' esercito non ebbe detrimento,, fu salvo il generale, e fu ascritto al nostro Santo il merito principale di quella vittoria, come apparisce da più ducali, dalle lettere del Gonzaga, di Gentil Leonessa , e conte di Pizignano. Fu poscia governatore a Brescia che salvò da una pericolosa congiura.

Neil' anno 1463 fu spedito col titolo di generale al comando delle armi di terra e di mare nell' Istria contro i triestini, e gli arciducali , nella quale impresa colla prudenza e col valore accrebbe meriti e gloria al proprio nome, stringendo di forte assedio la città di Trieste, acquistando ai veneti i castelli di Mochò , S. Servolo, e Castelnovo. Seguita la pace, per la mediazione del pontefice Pio II fu premiato il Gavardo colla donazione perpetua di Castelnovo. Fanno di esso onorata menzione gli storici veneti, e parzialmente il Sabellico, il Manzioli /?.83, la Cron.ms. Justin. , e più decreti del doge Cristoforo Moro del 1463.

Merita paiticolar menzione un fatto ono revole alla patria portato in detta cronaca, e nei registri della famiglia Gavardo inscritto. Trovandosi Santo Gavardo conduttore della cavalleria di Ladislao re di Napoli era stato disprezzato, come fosse barbaro istriano , e non italiano, da Rossetto di Capua condottiere della pedestre milizia di detto re. Sfidato il Rossetto al duello in soddisfazione dell'insulto, alla presenza del re, e de' cavalieri della sua corte lo vinse , e lo smentì col valore. Per quest' azione applaudila dai cortigiani e dal re , ebbe in ricompensa da quel monarca il privilegio di portare per sua insegna una lingua infuocata posta fra due freni , di cui nellJ arma di detta famiglia se ne scorge il costume. In detta cronaca è segnato che cessò di vivere, mentr' era all' assedio di Trieste, ferito da un veretone,ossia freccia. Sotto il di lui ritratto in famiglia sta scritto il seguente distico:
Te tua victorem fecitdux inclitevirtus Sive cadant alii, non tamen ipse cadis.

Riferimenti


lunedì 20 maggio 2013

Da Cristoforo dei Cancellieri a Santo Gavardo nello scontro di Zaule del 1463

L'idea
La storia di Trieste è veramente ricca di vicende notevoli, che poi sono un ottimo spunto per il wargame storico. Niente foto oggi, ma vi anticipiamo ciò che è in preparazione: due eserciti di miniature in 10mm  per

la battaglia della piana di Zaule (o valle di Moccò) del febbraio del 1463

I soggetti sono una "compagnia" di duecento militi Triestini al comando del capitano Cristoforo dei Cancellieri ed una compagnia di 60 celate (400 cavalli?) Venete ai comandi di un famoso condottiero capodistriano: Santo Gavardo. Il teatro dello scontro la piana di Zaule sotto l'antico castello di Moccò (S.Dorligo- Trieste).
Per oggi questo è tutto, gente!

Però chi volesse approfondire ed ha quella insana pazienza di leggere fatti antichi e testi di altre epoche: troverà qui un piccolo aiuto, li riportiamo in calce, con i dovuti riferimenti storici, in attesa delle prossime foto.

La storia (anzi, Le storie):
  1. Li Morlachi, sudditi dell' Imperador, era soliti passar con le so mercanzie cinque mia lontan da Trieste, e veguir in Cao d'Istria: e Triestini no habbiando utilità alcuna de i suoi comercii, ha suplicà Federigo Imperador, che i faccia passar per la sua terra, per farla capo de i traffichi de quella provincia: e l ' Imperador i ha satisfatti, e i mercadanti ha lassà volentiera la strada vechia, e ha cominciato a far quella de Trieste. Quei de Cao d'Istria ghe ne havea danno, e ha fatto esponer el so gravame alla Signoria; la qual ha fatto dire a'Triestini, che lassa 'I transito libero: e perchè i è stà renitenti, è stà manda 20 barche armade a assediar quelle marine, acciochè i no habbia vittuaria per via del mar; e Santo da Gavardo, con 60 celate, a scorsizar per quel territorio. E perchè questa provision no è bastante, è stato comandato al Comun de Gorizia, che eshorta i Todeschi a far la strada vechia, c vegnir in Cao d'Istria; e se i Triestini se opponesse, sia trattai da nemici. E per (i) Nipote, 1463 la so insolenzia, ef Gavardo ha dà el guasto al suo territorio: e perchè la cosa procede avanti, è stà mandà in soccorso del Gavardo 1,400 cavalli e molti pedoni ; tra i quali è 300 balestrieri Torcellani, con paga de tre mesi, sotto l'Alvise Lando suo podestà; e 1,000 guastadori del Padoan, Trivisan, Vicentin e Veronese. Et è stà fatto Proveditor in Istria Vidal Lando D. e K.; et è andà con la gente sotto a Trieste, e l'ha stretta in tal modo, che Triestini ha domandà tre zorni de termine de pensar se i die renderse, e l'ha habudo: ma i no ha osservà la triegua de i tre zorni, perchè i ha visto che le provision della Signoria è tarde, e perchè i ha habuo mezo de haver de questa Terra arme, polvere e altre munizion; e le ha tolte la note in la terra. È stà mandà 4 galie, e assai barche armade a assediar el porto; e vedando che da Zugno fin a Settembrio no s'ha possuo operar quel che se desiderava, è stà mandà Giacom'Antonio Marcello, Rettor de Udine, con 400 cavalli; et è stà stretta talmente la terra de Trieste da primo d'Ottubrio fin 25 de Novembrio, che '1 pan d' un soldo se pagava 8 marchete. Per la sorazonta dell'inverno, e perchè Tedeschi ghe ha mandà soccorso, le gente della Signoria se ha messo in guarnison; e Papa Pio, che ne i so principi! è stà Vescovo de Trieste, vuol intrometterse tra loro e la Signoria; e finalmente la cosa è stà composta in questo modo: che '1 Papa remetta in stato Sigismondo Malatesta, rotto da Fedrigo Duca d'Urbin, e scazado da Rimini; e la Signoria lievi l'assedio de Trieste: che resti a la Signoria Castel Nuovo, Moco et la Bastia de San Servolo, con la so giuridittion e territorio: e che le strade pubbliche, resti libere, sì che i Morlachi possa andar dove ghe parerà; salve sempre e reservade le obligazion vechie e nuove de Triestini a la Giesia de S. Marco, e a tutto '1 Dominio...
  2. Rìtrovati un' altra volta da Capodistrìa al senato ì clamori, spedì subito alcune barche armate nel golfo, con ordini rigorosi di lasciar libero il passo a chi andava a Capodistrìa, e d'impedirlo a quelli che andavano a Trieste : commettendo ancora a Santo Gavardo cittadino di Capodistrìa, che raccolto numero di soldati si avanzasse con essi ne'confini a vendicare l'ingiuria. Non fu pigro il Gavardo in eseguire il comando, mercecchè inoltrato senza dimora verso il territorio di Trieste, fece intendere alla città, che se non permettesse libero il passo di Moccò ai Cragnolini per andare eoa mercanzie a Capodistrìa, la sfidava a nome della Repubblica a fuoco, e fiamma. Intesa dai Triestini tal dimanda, per mantenersi in possesso dei privilegj ottenuti, ed eseguire gli ordini di sua maestà Cesarea tante volte intimati, uccisero una guida assegnata dal Gavardo a' mercanti che andavano a Capodistrìa ; il che presentito da lui entrò con 400 cavalli per terra, ed altra gente armata per mare , nel distretto di Trieste, ove con saccheggiare , ed incendiare diversi luoghi s'aprì la strada all'armi, e s' incominciò la guerra. Per rintuzzare l'orgoglio de'Veneti, spedì la città nella valle dì Moccò Cristoforo del Cancelliere con 200 cittadini. Questi al primo incontro ammazzarono il contestabile della Repubblica con 12 soldati ; il rimanente salvossi fuggendo in Capodistrìa. Dopo tal successo subito la città diede distinta relazione del seguito all'Imperatore Federico, ilqual dimora le inviò gente Alemanna per ajuto, e difesa . Quelli di Capodistria parimenti ricorsero a Venezia, in soccorso de' quali mandò la Repubblica, sotto la condotta d'Antonio Mariano, Bernardino del Montone, Girolamo Martinengo, ed Annibale da Corneto i400. cavalli con buon numero di fanteria, i quali ingrossati con la gente dell'Istria sin al numero di ventimille, s'incamminarono con Vital Lando proveditore a cingere Trieste d'assedio per mare, e per terra...
  3. Cominciarono li Triestini per la protezione, che avevano dell' augustissima casa d'Austria, l'anno 1462, impedire a' mercanti della Germania e Cragno, al passo di Moccò, il passare a Capodistria e luoghi della repubblica veneta, acciò prima venissero a Trieste. Quelli di Capodistria spedirono Santo Gavardo, con buona partita d'uomini, ch'erano quattrocento cavalli, nella valle di Moccò, per aver il passo libero, minacciando gravi rovine. 

    Li triestini, fatta una compagnia di duecento cittadini, sotto il comando di Cristoforo de Cancellieri, affrontarono li veneti, l'anno 1463, dove restò morto il contestabile con dodici persone, ritornandosi gli altri a Capodistria. Data parte del fatto a Friderico HI, imperatore, inviò di subito gente alemanna per aiuto e difesa di Trieste. Similmente quelli di Capodistria ricorsi a Venezia, questa spedì ventimila persone per mare e per terra, per abbattere Trieste. Per mare erano alquante galere, e per terra li veneti piantarono sopra il monte di san Vito quattro cannoni, dove dimorava il proveditore Giovanni Antonio Marcello, e Santo Gavardo. Trieste abbloccato era da' veneti in cinque parti: da Servola, dalli molini, da san Pietro, dalli campi episcopali, e dal monte di san Vito, oltre il corpo dell' esercito, che si tratteneva nella valle di Moccò. 

    Angustiati li triestini e dall'assedio e dalla fame, uscirono li 10 Novembre 1463, fuori della città, assieme con gli alemanni ausiliarii, e valorosamente rotti li veneti, arrivati sino a santo Odorico, villa di là di Moccò, a fuoco e fiamma presero gli alloggiamenti veneti che ritrovarono. Perderono quest' anno li triestini Castelnovo, che in pegnora godevano dal 1428 dalli signori di Walsa. 

    In questi tempi Domenico Burlo, che si tratteneva in corte di Pio II, pontefice, a Roma, esposto al medesimo il miserando caso dell'assediata città, commosso il pontefice Pio, non solo di nome, ma anche di opere, trattò la pace con li veneti, ed acciò quella sortisca per reciproca gratificazione, condiscese alla repubblica di pacificarsi egli con Sigismondo Malatesta, travagliato con armi temporali e spirituali, arbitrando, che li castelli Moccò, san Servolo e Castelnovo, restino alla repubblica, e che li triestini non possino contrattare di sale per mare 0).
    Riportata la nuova della pace dal signor Burlo a Trieste, venne accolto con allegrezze ed onore.




I riferimenti:
Annali Veneti 
di Domenico Malipiero
Croniche ossia memorie storiche sacro-profane di Trieste
 Di Giuseppe Mainati
di Vincenzo Scussa
di Girolamo Branchi


Siti di elevato interesse:

domenica 12 maggio 2013

L'esercito al completo dei "Da Camino" - Battaglia di Sacile 1335

Finalmente, dopo più di un anno, sono riuscito a completare l'ultimo esercito medioevale: quello in 10mm con le genti dei Da Camino durante la battaglia di Sacile del 1335. Eccovi alcune foto:

L'esercito schierato;

La Cavalleria pesante di Treviso dei Da Camino;

Le Fanterie delle città di Treviso e di Ceneda;

Le Fanterie della città di Serravalle;

Le Fanterie mercenarie dei Da Camino;

I soldati mercenari assoldati dai Da Camino;

Le miniature ottimamente scolpite in 10mm sono della TB line e sono imbasettate su basi in forex opportunamente testurizzate con farina di polenta e colla vinilica. Il tutto è dipinto con colori della Vallejo e della Andrea Color sulla base di una piccola ricerca storica. Il progetto che risale al 2012 risulta quindi finalmente completato. Ora si tratta di trovare qualche ora per la partita: chi vincerà: Bertrando o Rizzardo? 

Note

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