Un pò di me

Diciamo subito che ho superato di parecchio gli 'anta. Risalgo all'epoca gloriosa ed ormai superata dei: dischi in vinile, delle cabine telefoniche, del gettone, del servizio di leva, dei disegni tecnici con carta e china, delle calcolatrici a logica polacca inversa, dei regoli calcolatori, della guerra fredda e della Lira.

Correvano i meravigliosi anni ’70, quando i miei genitori mi regalarono la mia prima piccola scatola di soldatini d’Italia della Atlantic, nel negozio sotto casa. Li ricordo ancora bene come fosse ieri : allineati in fantasiose battaglie sul pavimento della mia cameretta, in tasca nei primi giochi di infanzia e abbandonati con l'adolescenza. Ho vissuto con tristezza la scomparsa dal mercato di quella prestigiosa azienda italiana, così come anni fa per quella della TbLine, creata da una grande persona. Un pò più grandicello entrai in un club locale, dove ho avuto l'occasione di apprendere le meravigliose tecniche dell'arte del modellismo: la pittura e l'autocostruzione. Uscii da quella esperienza molti anni dopo, avendo vissuto intensamente il particolare ambiente dei concorsi di modellismo statico. Solo molto più tardi negli anni, in avanzata maturità, ebbi occasione di avvicinarmi a qualcosa di simile e tuttavia diverso: i giochi da tavolo, il wargame ed il collezionismo dei soldatini di piombo dipinti. Devo ciò alla pazienza di un grande amico, con cui condivido anche la passione per la storia e per le escursioni, spesso quelle gastronomiche, ma non solo. Sono passati diversi anni dai primi soldatini che ho ricevuto in regalo. Vivo ora in un mondo per certi versi più semplice e tuttavia più complesso, forse freddo, sicuramente frenetico, fatto di: computer, internet, globalità mediatica, amicizie virtuali, cellulari, mp3, euro e questo meraviglioso hobby, mi accompagna ancora con entusiasmo, nelle rare occasioni di tempo libero che mi rimangono tra la famiglia, gli amici e la professione di ingegnere.

Alessandro, alias "Callaghan".

Amici

venerdì 30 dicembre 2011

Ospo 1615 ed i pirati Uscocchi

Abbiamo lasciato i tedeschi della guarnigione di Trieste in marcia verso Ospo. Nel castello di S. Servolo, che oggi è situato in Slovenia su un crinale del monte Carso, erano di stanza formidabili truppe Uscocche al comando di una personalità di spicco, un certo Barone Benvenuto Petazzi. Chi erano gli Uscocchi? Gli Uscocchi erano popolazioni originarie della Bosnia Erzegovina che erano migrate sulla costa della dalmazia per sfuggire al pericolo dei Turchi. Erano popolazioni cristiane, i testi li descrivono come buoni combattenti e mercenari leali che stanziatisi sulle coste del mediterraneo, con il beneplacito dell'arciduca d'Austria svolsero prima una lunga guerra di corsa contro i battelli veneti poi una guerra di fanteria al comando degli arciducali. 

"Coraggiosi e fieri sulle loro agili imbarcazioni leggere minacciavano il dominio della repubblica di venezia nel mediterraneo" Pirati!

Di fatto l'arciducato d'Austria e il Venezia si disputavano da almeno un secolo le rotte commerciali del sale e delle spezie nell'alto mediterraneo; Trieste e tutta la zona Istriana e Giuliana erano zone di continui e ripetuti scontri e zuffe armate per il controllo dei territori. Gli assalti degli uscocchi alle navi venete erano visti con un occhio di favore dall'arciduca che li proteggeva forse in incognito, di fatto svolgevano in favore suo una guerra di corsa. Tuttavia furono proprio questi saccheggi che diedero il pretesto a Venezia, dopo annali tentativi diplomatici, di risolvere una volta per tutte e con le armi il problema degli Uscocchi nel mediterraneo. Va detto che Venezia "Non è da guerra", come scrivevano gli storici, la decisione di passare alle armi fu certamente molto dibattuta, più che altro per le ovvie ragioni economiche e di rapporto costi/convenienza. Infatti fu l'inizio di una grande guerra che durò a lungo: all'epoca venne addirittura chiamata la "Guerra degli Uscocchi"o di "Gradisca" o del Friuli, essa durò dal 1615 al 1618. Fu effettivemente una grande guerra: vi combatterono eserciti di tutta europa: veneti, tedeschi, austriaci,croati, dalmati, inglesi e perfino olandesi. Essendo Venezia notoriamente una superpotenza marittima, gli uscocchi furono dapprima assoldati quali mercenari dagli arciducali e poi formarono delle unità di fanteria regolare molto combattive e temute. Pochi inoltre sanno che proprio il castello di S.Servolo sopra la piana di Zaule vicino Trieste, era difeso da una di queste unità. I Veneti pertanto fecero di tutto e inutilmente per conquistarlo durante l'inizio della Guerra. Il castello, dominando le strade commerciali, era una spina nel fianco per i commerci veneti. Tale forte allora apparteneva ad una personalità di Spicco nella nobiltà Triestina, il suo nome era Barone Benvenuto Petazzi. Il Petazzi era un ufficiale militare oltre che personalità politica e allo scoppiare della Guerra intraprese uno scontro "personale" con il provveditore veneto Benedetto da Lezze e le sue unità mandate da Venezia per far guerra. La storia narra di eventi quasi comici, scambi di cartelli piantati negli alberi dove i due si accusavano a vicenda, scambi di missive, colpi di spingarde a bruciapelo etc. Difatto si saccheggiarono a vicenda i territori confinanti, bruciarono case e distrussero granai, saline e cantine. Prima passava l'uno, poi ritornavano gli altri. E ogni volta il vino spariva..Tutto fino ai primi veri scontri a Fuoco: Ospo, Corgnale eppoi la Battaglia di Zaule del 24 novembre 1615: questa però fu una vera battaglia campale ed una catastrofe per i veneziani.  Dicevamo degli Uscocchi: qui rappresentati nelle consone miniature in 15mm in cui si vedono i particolari vestiti dell'epoca in cui il Rosso ed il Bianco maggiormente compaiono essendo i colori nazionali. Gli assalti all'arma bianca erano la loro specialità come le imboscate. Gli uscocchi sembra non presero parte alla battaglia di Ospo: vennero mandati incontro i 250 tedeschi, ma al loro ritorno e li scortarono verso S.Servolo da dove ripartirono per altre incursioni in terreni veneti.Gli uscocchi erano armati di archibugi,  spade e varie terribili armi bianche, non portavano corazze, ma particolari copricapi, quasi a sembrare dei fez turchi. Certamente gli storici di parte, vaneti o arciducale pendevano ciascuno dalla propria parte nel descriverli. Per i veneti tali popolazioni erano il puro male da debellare. Per i tedeschi il loro aspetto era fiero incuteva gran timore nei nemici, di sentimenti molto orgogliosi ed un alto senso dell'onore. La verità certamente sta nel mezzo, di sicuro sono forse l'unico esempio di pirati nel 1600 nella zona Giulia, Istriano, Dalmata. I Pirati Dalmati.

giovedì 29 dicembre 2011

Ospo 1615 - la prospettiva degli arciducali

Dopo l'intermezzo "poetico" relativamente il wargame, siamo ancora in attesa della partita da giocarsi. Stefano,sarà colpa dell'Osteria? Ritorniamo allora per un momento allo scontro di Ospo del 1615, di cui nei post precedenti avevo allegato il racconto storico. Chi ha piacere e voglia può certamente affrontare la lettura di quei interessanti e spesso sconosciuti testi: scoprirà con piacere (spero) che la scansione è disponibile su google Libri ed inoltre si stupirà delle ben poche differenze della lingua del 1600 con la lingua italiana attuale, se non per vocaboli oggi obsoleti (*). Se potessimo ritornare indietro nel tempo, in quella giornata autunnale Tergestina, vedremmo dalla parte arciducale circa 250 archibugieri "Tedeschi" e Uscocchi scendere da S.Servolo dal monte di stramare verso Ospo (oggi Osp ndr) per fare una piccola "sorpresa" ai baldanzosi veneti che stanno saccheggiando Ospo. I veneti in realtà erano genti di Muggia, Istriane e Dalmate allora sotto la Repubblica di Venezia e forse qualche compagnia regolare Veneta.
Nella foto accanto immaginate rappresentati i 50 archibugieri tedeschi della guarigione di Trieste dell'arciduca. Per chi se lo chiedesse, le miniature, contrariamente il mio stile (il bellissimo 10mm) sono in 15mm, dipinte purtroppo non benissimo. Il drappello di "tedeschi" (probabilmente gente Croata in realtà o forse austriaci, non ci è dato da sapere) è comandato da un capitano di compagnia, molto probabilmente Triestino, quale il famoso "Vivo" oppure lo "Zvech" . Il capitano è a sua volta accompagnato dal comandante del corpo di spedizione, il noto e nobile barone Triestino Petazzi, a cavallo. Il barone, possessore del castello di S.Servolo era intenzionato allo scontro in quanto a venir depredate erano proprio le sue proprietà. Di lui e della sua figura parleremo in seguito.  In generale le cronache dell'epoca  sono molto avare di notizie in merito all'uniformologia degli eserciti, molto probabilmente perché all'epoca non aveva molto senso parlare di "uniformi" come le conosciamo ora. Tuttavia in questo caso le cose sono molto diverse e fuori dal comune: da ricerche fatte nelle biblioteche statali, abbiamo infatti trovato notizie veramente notevoli a riguardo. Per esempio abbiamo scoperto un bellissimo particolare per la colorazione: la casacca o "blusa" indossata come uniforme dai militi tedeschi, era rossa con il simbolo (allora "marca") dell'arciduca cucito sul petto. Questa cosa è del tutto notevole per l'epoca: si pensi che di "divise" o meglio uniformi si inizia a riparlare nel 1700. Completavano certamente l'equipaggiamento, un elmo metallico tipico dell'epoca (oppure un cappellone per le milizie non regolari) ed un archibugio. L'archibugio, ancora molto in uso nel 1615, assieme alle picche e spade di varia foggia, era un arma  obsoleta in quanto stava per essere rimpiazzata dal moderno e più preciso "moschetto", purtroppo molto più costoso. L'archibugio era molto diffuso tra le milizie cittadine e regolari, era a canna liscia, ad avancarica, semplice da assemblare e aveva un calibro devastante che oggi rientrerebbe tra quello delle artiglierie leggere: ben 15-18mm. Tuttavia era un'arma poco efficace: la gittata era di appena 50m. La canna liscia poi non permetteva certamente colpi precisi, questa è forse la ragione per la quale tali scontri, seppur fragorosi e visibilmente "fumosi", non mietevano molte vittime (si parla di pochi soldati nella battaglia di Ospo). Tuttavia data la breve distanza da mantenere per la mira tra i due contandenti, una volta scaricate le armi, si passava all'arma bianca, se le intenzioni erano serie. La differenza quindi si raggiungeva nei tremendi corpo a corpo, quando avvenivano. In tal caso il risultato poteva essere tremendo, come discusso relativamente la battaglia di Zaule del 1615 sucessiva a queste scaramucce (di cui vecchi post fa). Per tali ragioni possiamo ben immaginare che lo scontro di Ospo non sia stato in realtà un vero scontro, né all'ultimo sangue: forse un semplice mordi e fuggi di fanterie con scambio di archibugiate e forse qualche o più insulto. 
(*) PS: Non so se lo avete notato, ma questo periodo è quello trattato dai "Promessi Sposi", appena una decina di anni prima...

mercoledì 28 dicembre 2011

Questo stato d'animo


Lo scritto che segue è del mio amico Roby di Lecce, in arte lo conoscete come "robpask", autore di interessanti regolamenti di gioco, di un ottimo blog che vi invito a seguire e di un bellissimo articolo sulla rivista di Dadi e Piombo che vi consiglio di leggere. Con Roberto, così come con Stefano che saluto ancora, ho molte cose in comune e spesso, essendo la distanza il limite che ci separa, ci troviamo via mail alla sera per discutere di tante cose e non solo di wargame. Ebbene proprio ieri, cogliendolo forse alla sprovvista, gli ho chiesto di rivelarmi cosa sia per lui questo hobby. Ho trovato in questa risposta il significato che anche io sentivo. Credo che il suo pensiero definisca bene i termini delle "regole del gioco", il divertimento che ciascuno di noi cerca, nell'hobby o nella vita.La vita è quella che noi ci costruiamo. Ecco, io, con il suo permesso, ve lo posto così come sta, nella sua forma originale e vi auguro buona lettura e buon anno, a presto Alex Callaghan:

La domanda più maliziosa che un wargamer può fare ad un altro wargamer è la seguente: “Cos’è il Wargame?”.
Trovare una risposta è faticoso.
E’ un hobby? E’ una passione? E’ cultura? E’ socialità? E’ autodisciplina? E’ passatempo? E’ lavoro? E’ puro divertimento? E’ fatica?
Non saprei. Probabilmente è questo e tanto altro.
Per certo, è uno “stato d’animo”.
Lo so che la cosa è un tantino spiazzante ma è come chiedere ad un viaggiatore vero cos’è il Viaggio: non riuscirà a definirlo, ma piuttosto vi descriverà “come lo fa sentire”.
Ed è lo stesso per il Wargamer: il suo hobby conta per le sensazioni che gli fa provare:
la mente sempre in movimento, alla ricerca del suo personale Sacro Graal (il gioco perfetto);
la passione per le storie del passato, da catturare e rivivere su un tavolo;
la cosciente illusione di poter cambiare le scelte di grandi e piccoli condottieri su campi di battaglia di legno e feltro;
la birra, le patatine, le pacche sulle spalle, il linguaggio cameratesco e un po’ goliardico del club;
la piacevole solitudine delle serate passate a dipingere in un garage che sa un po’ troppo di umido.
All’amico che mi ha fatto questa terribile domanda rispondo: tutto sommato il Wargame è come guardarsi allo specchio, in una sorta di piacevole autoanalisi. E’ lì che si riflette il tuo carattere di persona creativa, qualunque cosa questo significhi ed in qualunque maniera si manifesti.

di Roberto Pascali

martedì 27 dicembre 2011

Veneti ancora in marcia verso Ospo

Cari Lettori,
Purtroppo la partita di stasera è stata rinviata per problemi tecnici. Diciamo che i veneti se la sono presa comoda, si sono fermati in Osteria a Rabuiese e sono ancora per strada verso Ospo...sempre che la trovino la strada!!
Nella foto qui accanto le miniature in 15mm Essex riproducenti fedelmente un drappello veneto di moschettieri del 1615. Nei prossimi post, ulteriori foto e novità venete e arciducali.
Rimanete sintonizzati su questo blog, in preparazione della partita scenario di Ospo, ci saranno interessanti novità e curiosità storiche ed aneddotiche sulla vicenda.
Ciao
Callaghan

lunedì 26 dicembre 2011

Lo scontro sul fiume OSPO - Trieste 1615


Cari Lettori,
Il prossimo scenario che affronteremo ha come soggetto un piccolo scontro tra fanterie durante la "Guerra di Gradisca" del 1615. Lo scontro ebbe luogo nella valle delle noghere attraversata dal "Rio Ospo", vicino al paesino di Ospo, nell' ottobre del 1615. Oggi il paesino di Ospo si trova in Slovenia. Gli storici dell'epoca  raccontano:
"La repubblica (di Venezia n.d.r.) , il mese di Agosto 1615, con editto pubblico levò il traffico per terra alli sudditi arciducali; onde insolenti gli albanesi delle armanizze, molestano li pescatori di Trieste, inseguitandoli quasi sotto la città, e smontando nelle parti più remote del territorio, depredavano a lor piacere. Non mancava Venezia ammassar soldatesca in Istria, affine di disfar le saline de' triestini in Zaulis, con disegno anche di rovinare la giurisdizione di santo Servolo. Siccome li 8 Ottobre, Giovanni Corellio, con buon numero di gente veneta assalì e depredò Potgoria, villaggio sottoposto a detta giurisdizione, della quale essendo patrone l'illustrissimo signore, allora barone Benvenuto Petaz, poi onorato con titolo di conte, fatto processo, bandisce con taglia li depredatori.
Benedetto da Lezzeprovveditore veneto, persuaso dal Corellio, alquanti giorni dopo mandò due insegne di fanteria verso santo Servolo per depredare le ville confinanti. Del che avvertito il barone Petaz, spedì colà avanti l'alba, da Trieste, duecentocinquanta archibugieri , i quali incontratisi appresso Ospo con li veneti, s' attaccò fiero assalto, nel quale morì un tedesco, ed un altro restò ferito. Dei veneti uccisi sei, feriti quattro."
Da "Storia cronografica di Trieste dalla sua origine sino all'anno 1695" di Vincenzo Scussa.

Lo scenario è riportato sopra. Il fiume Ospo, basso e attraversabile ovunqe, taglia in due il campo di battaglia. Gli argini del fiume sono coperti di erbusti attraversabili dalle fanterie. Ipotizziamo che lo scontro sia avvenuto nei pressi di un vecchio mulino posizionato all'incrocio della strada principale di Ospo con una vecchia carrareccia, proveniente dal paesino di S.Servolo (l'attuale Socerb). I veneti precedentemente avevano saccheggiato Podgorje e raggiunto il paesino di Ospo lo sorpassarono per attaccare le ville intorno a S. Servolo . Gli arciducali invece scendono da S.Servolo.  I veneti si posizionano per primi. Gli arciducali per secondi, in ogni caso la distanza in "cm" dei due eserciti dal mulino dovrà essere la stessa, in modo da bilanciare lo scenario!. I veneti, nella loro salita verso S.Servolo dovranno tentare di saccheggiare il mulino, gli arciducali dovranno fermarli e a mali estremi bruciare il mulino in modo che il grano non cada in mani venete...Lo scontro è tra fanterie in terreni bucolici pianeggianti circondati da boschi, fiumi, paludi.
ARMY LIST
Veneti
- "Due insegne di fanteria" (1 compagnia di archibugieri e una di moschettieri + 2 comandanti);
- (comandante a cavallo);
Arciducali 
- "duecentocinquanta archibugieri" (2 compagnie di archibugieri + 2 comandanti);
- ( comandante a cavallo);
Obiettivi:
veneti: depredare il mulino  oppure eliminare almeno il 50% delle basette avversarie;
arciducali: bruciare il mulino e eliminare almeno il 50% delle basette avversarie;

Regole addizionali
Bruciare il mulino
a) Per bruciare il mulino basta che due proprie basette vi siano adiacenti (non interne). Il giocatore tira due dadi e se fa un doppio ha distrutto il mulino (es: ottiene 2 uni o 2 due o 2 tre etc); 
b) La distruzione del mulino distrugge automaticamente basette interne;
c) Il mulino depredato può essere bruciato;
Depredare il mulino
a) Per depredare il mulino basta che due proprie basette  siano all'interno (non adiacenti). Il giocatore tira due dadi e se fa un doppio ha depredato il mulino (es: ottiene 2 uni o 2 due o 2 tre etc);
b) Il "sacco" del mulino non ha effetti di distruzione sugli avversari;
c) Il mulino  bruciato non può essere depredato;

giovedì 22 dicembre 2011

Timavo - S.Giovanni Duino - 1917

Ieri 21 dicembre 2011 si è svolta la prima partita di "Quota 28 di Timavo Bratina" lo scenario basato sulla storia vera della battaglia del 27-28maggio 1917 per quota 28 e S.Giovanni.. Stefano ha tenuto gli Italiani, io gli austriaci. La scelta è stata dettata dal caso con un lancio di un dado. Si è seguito lo scenario preconfigurato. Com'è andata? Sorprendente. Vediamolo. Eccovi il resoconto:


"All'alba del 27 maggio 1917 il secondo battaglione del 77° Reggimento Lupi di Toscana, già duramente provato dagli scontri della 10 offensiva sull'Isonzo, riceve l'ordine dal Comando Supremo di balzare nuovamente all'assalto e conquistare le posizioni oltre il fiume Timavo. E' l'inizio di una piccola battaglia n grande stile.

Le posizioni austroungariche di prima linea sono direttamente protette dalle artiglierie del gruppo Hermada. Un osservatorio avanzato e cannoni di grosso calibro sono puntati sugli italiani. Le prime linee sul Timavo sono tenute da due compagnie del IV battaglione Schutzen di Marburg. Occupano una il paesino di S.Giovanni di Duino completamente bombardato e ridotto in rovina e l'altra la quota 28. Il primo balzo delle fanterie Italiane è accompagnato dal pesante bombardamento dei cannoni austriaci da 149mm che con tiri ben piazzati e mirati creano i primi immensi vuoti tra la prima compagnia dei Lupi.
Superati i reticolati, sotto il fuoco incrociato di mitragliatrici, artiglieria e fucileria dalla dominante quota 28 e dalle trincee di S.Giovanni, le fanterie Italiane dopo varie peripezie riescono a passare la dove il nemico non se lo aspettava: Stefano modifica l'obiettivo e concentra l'assalto sul paesino di S.Giovanni. L'attraversamento del Timavo riesce, superato lo sbarramento dei reticolati si combatte lungamente a S.Giovanni..

La prima compagnia viene annientata nell'assalto ma altre due compagnie si avvicendano nei balzi alla baionetta quando ad un tratto gli austriaci contrattaccano con due plotoni alla baionetta gli italiani momentaneamente presi di sorpresa..


Il valore conta meno della fortuna, un fuoco micidiale di fucileria e mitragliatrici annienta il contrassalto e gli italiani dun balzo riescono a superare le ultime difese di san giovanni, si combatte tra le case: una lotta furibonda con alterne vicende, assalti contrassalti ed addirittura un ordine incredibile del comando austriaco: posizioni quasi annientate, si bombardi le nostre posizioni!! Tutto inutile, gli italiani conquistano quasi tutte le trincee palmo a palmo, ma ecco che finalmente...
le due compagnie di riserva austriache, con un bel tiro 6 entrano in gioco e con rapidità raggiungono le prime case di S.Giovanni quasi conquistata; ma nemmeno agli italiani manca l'artiglieria: da punta Sdobba, con i cannoni da 150mm (e con una fortuna a dire il vero eccezionale!!) mettono a segno colpo su colpo sulle 2 compagnie concentrate: completamente bloccate sotto il fuoco, Alex Callaghan capisce che non si passa!
Gli Italiani concentrano gli sforzi: hanno perso quasi 2 compagnie, ma riescono a catturare l'ultimo plotone di austriaci e conquistare S.Giovanni, obiettivo secondario, ma di non minor importanza: quota 28 ora può essere presa di infilata ed attaccata anche di fianco.
Dalle trincee di quota 28 gli austriaci indenni assistono quasi impotenti alla cattura del paese e del tremendo bombardamento sui giovani rinforzi. La battaglia è finita, gli Italiani hanno raggiunto l'obiettivo, anche se non hanno conquistato quota 28." Sono le ore 23, la partita è iniziata alle ore 20:30. l regolamento usato è stato BKC. Le miniature in 10mm sono della Pendraken, le ambientazioni, case e terreni fatti in casa. Devo dire anche se ho perso, una bella partita, entusiasmante e con tanti colpi di scena. Bel gioco! Saluto tutti e Vi auguro Buon Natale. Alla prossima.


domenica 18 dicembre 2011

Quota 28 di foce Timavo - SCENARIO


Il 12 maggio del 1917 si scatenò l'offensiva della 10a Battaglia dell'Isonzo.Nel settore di Monfalcone,la 45a divisione, superati i baluardi delle quote 57,77 e quota 12 si attestò sulle linee del Flondar e ai margini dell'abitato di S.Giovanni di Duino e sulla riva destra del Timavo. La linea occupata si presentava precaria nel caso di attacco avversario ed addossata alle paludi del Lisert e presa di infilata dalla quota 28 in mano austroungarica assieme l'abitato di S.Giovanni e le rovine di Fabbrica. Il comando supremo decretò il termine dell'offensiva con il 28 maggio, ma il 27 ordinò alla Brigata Toscana di muovere di notte da quota 12 e attaccare quota 28 solidamente difesa. La quota 28 ed il paese di S.Giovanni sono difesi dal IV schutzen austroungarico, la posizione è sotto l'osservatorio del monte Hermada quindi sotto il tiro di tutte le batterie del settore...

Regolamento: BKC;
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Terreni:
Quota 12 e 28: colline carsiche (brulle in pietra e roccia)
La quota 28 è una collina con una postazione blindata
Lisert (in giallo): canneti e paludi
Fascia stradale: zona carsica (brulla in pietra e roccia)
Fiumi: intransitabili eccetto per due passerelle di fortuna posizionate dagli italiani (ogni passerella può essere distrutta dalle artiglierie)
Mare: intransitabile
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Visibilità = 30cm per tutte le armi (notte)
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ARMY LIST
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ITALIANI
II/77° Battaglione fanteria "Lupi di Toscana"
CO (1 basetta)
1a.2a,3a,4a compagnia su 3 plotoni (12 basette)
compagnia MG su 2plotoni e HQ (3 basette)
Artiglieria: gli italiani hanno il supporto dell'artiglieria per tutti i turni con un tiro da 150mm tramite CO;
Riserve: Spiacenti, il Comando non ha previsto di inviare riserve in supporto.

AUSTROUNGARICI
IV Schuzen "Volontari di Marburg"
CO (1 basetta)
1a, 2a,3a,4a compagnia fucilieri su 3 plotoni (12 basette)
compagnia MG su 2 plotoni e HQ (3 basette)
Artiglieria: gli austriaci hanno a disposizione 1 tiro da 150mm da CO per ogni turno.
Riserve: sono di riserva la 3a e 4a compagnia fucilieri
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Posizioni iniziali:
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ITALIANI
Iniziano il gioco posizionati e trincerati su quota 12 e muovono
per primi.
In riserva: non sono previste riserve da impiegare nell'attacco

AUSTRIACI
Iniziano il gioco posizionati e trincerati su

- collina di quota 28 (una compagnia di fanteria con un plotone MG)
- fabbrica e San giovanni (una compagnia con un plotone MG)
In riserva: sono in riserva la 3a e 4a compagnia (Le riserve entrano in gioco
dalla strada per Trieste dopo il primo turno con un "6" nel lancio di 1D6 quando gli italiani si avvicinano agli obiettivi)

Postazione di quota 28: postazione blindata obiettivo degli italiani, postazione della collina
che può contenere solo una basetta

FILI SPINATI
Posizionati attorno a quota12, quota 28 e davanti al paese di S.Giovanni
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Condizioni di vittoria
Italiani: occupare la postazione blindata di quota 28 con una basetta oppure conquistare S.Giovanni;
Austriaci: conquistare quota 12 oppure eliminare almeno 8 basette italiane;
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Nella Storia cosa accadde dopo

Il tentativo del II/77° fini in un massacro. "All’estrema destra il I del 149° (Trapani), con la collaborazione del I del 77° (Toscana), doveva effettuare un attacco nella notte del 28 maggio presso la quota 28. Per distrarre l’avversario da tale quota, si organizzò un violento fuoco d’artiglieria dimostrativo su San Giovanni–Fabbrica.
Verso le 03.00 del mattino del giorno 28, dopo un violento fuoco portato da tutti i calibri d’artiglieria, il nemico sferrò un’attaccò sulla linea del fronte della 16a e 20a Divisione italiana con particolare riguardo alla quota 146. Nonostante le perdite  subite, i nostri soldati riuscirono a bloccare l’attacco. Opportunamente, visto le perdite, l’efficacia della difesa nemica nel tratto di fronte di quota 175 ovest di Medeazza e a causa del campo di battaglia completamente scoperto, si decise di rimandare l’attacco alla notte del giorno 29. All’estrema destra, dove era presente la 45a Divisione, il I del 149° (Trapani) passò il Timavo e raggiunse la quota 28 sulla quale poco dopo, nella notte del 28, arrivarono anche i reparti del I del 77° 19 (Toscana).
Il nemico, vista l’impetuosità dell’attacco dei nostri fanti, rispose con il lancio di bombe a mano, aiutato anche da alcune mitragliatrici efficacemente nascoste. Il I del 149° (Trapani) fu prima fermato e poi respinto assieme al I del 77° (Toscana) corso in suo aiuto. In questa azione le perdite furono gravi e pochi fanti riuscirono a tornare oltre il Timavo. Nello svolgimento del furioso attacco del 28 maggio1917 morì sul campo il Maggiore Giovanni Randaccio.
Terminata l’operazione parziale nei giorni seguenti, le nostre truppe attendevano che le posizioni conquistate sulla linea delle pendici sud di quota 219, 146, 145 nord, falde orientali di quota 110, ovest di San Giovanni, 12, fossero rafforzate e consolidate.
Le vittime in questa serie di attacchi furono circa 18.000. Il risultato fu un miglioramento della linea di fronte e la cattura di numerosi prigionieri.
Il Comando della 3a Armata ordinò di difendere e assicurare le posizioni della nuova linea avanzata conquistaste nei giorni precedenti. Tale linea doveva servire da base di partenza per altre operazioni offensive.
Le perdite complessive durante la 10 offensiva portata dall’Armata furono di circa 68.000 uomini tra morti feriti e dispersi."

Tratto da "Natura Nascosta " del gruppo speleologico monfalconese trovate il link: qui
La foto è tratta da http://certosa.cineca.it e mostra S.Giovanni di Duino dopo la battaglia.

sabato 17 dicembre 2011

Quota 28 di foce Timavo o Bratina e i Lupi di Toscana


ll prossimo scenario di wargame che affronteremo è ambientato sul fronte del Carso nella prima guerra mondiale nel 1917. Ho voluto affrontare questo scenario dopo una piccola gita su quei luoghi e leggendo di quella storia dimenticata fatta di eroismo di altri tempi e di inutile sacrificio o assurdità degli ordini. Ebbene, se un giorno vi trovate a percorrere la strada che dalla città di Monfalcone porta a Trieste, allora fermatevi nel Paese di S.Giovanni di Duino: qui sulla destra, dopo le bellissime foci del nostro bel fiume Timavo, oltre le fronde dei cipressi, guardate verso est, li dove sorge il Sole del mattino. Scorgerete che dall'alto di una roccia due sagome di lupi ululano verso il cielo. Ogni volta che li osservo ho la stessa sensazione di curiosità: cosa ci fate là?. Due lupi sul carso: sono secoli che qui non si vedono più questi animali! Immobili, muti, come il loro metallo di cui sono fatti. Poi leggiamo l'effigie, la storia di questi luoghi, lo ricordiamo. Dal 1951 questo monumento in bronzo, fuso dal Righetti, è li fermo immobile sotto le intemperie per ricordare una guerra antica. Quel monumento lo conosco da quando ero bambino, da quando le mie gite in bicicletta passavano da Duino vicino ai “lupi di Toscana"!. Quel monumento è li per loro: sono i fanti del 77° e 78° reggimento di Fanteria che combatterono per questi luoghi assieme a tanti altri reggimenti dimenticati di entrambi gli schieramenti. In un giorno di maggio sacrificarono se stessi sotto gli occhi estasiati del poeta d'Annunzio, per un ordine che a noi oggi appare assurdo e crudele. Non vi è nessuna lapide che li ricordi, ma con loro e contro di loro si batterono e sacrificarono i giovani ragazzi austroungarici del IV battaglione Schützen. Dobbiamo ritornare indietro di quasi un secolo per capire. Siamo nel pieno della prima guerra mondiale: nel 1917, sul finire della "decima offensiva sull'isonzo". Gli italiani si sono spinti quasi fino a S.Giovanni ma lo sbarramento dell'Hermada è invalicabile. La battaglia è quasi terminata quando il comando supremo ordina ad un reggimento provato un assalto "dimostrativo". Soldati di appena 18-vent'anni di Firenze e Maribor qui consegnarono per sempre le loro vite o affrontarono il loro destino per dimostrare di andare alla conquista e difendere una piccola collina. I toscani attraversarono il Timavo su una piccola e instabile passerella in legno sotto un tiro incrociato delle mitragliatrici. Era la guerra. Ci andarono, la conquistarono, ma vennero circondati, senza rinforzi, sotto un fuoco micidiale di sbarramento, vennero annientati dal contrattacco degli Schützen che dal sconvolgente assalto passarono all'offensiva . Una storia come tante durante la prima guerra mondiale e di tanti luoghi contesi, di quelle raccontate anche dal film "uomini contro" di Francesco Rosi. Per i "lupi" questi luoghi erano il caposaldo fondamentale: si chiamava quota 28 di foce Timavo o “Bratina”. Oggi nonlo è più, è un ignoto punto su una cartina militare, un posto bellissimo per le passeggiate, silvestre, silenzioso, ricoperto dai cespugli di sommaco che confondono e nascondono i segni ancora visibili di quella tremenda guerra, se non fosse un monumento a ricordarli. Questa storia e lo scenario sono per raccontarmi e raccontarVi un pò di questi fatti lontani ed i suoi protagonisti: i "lupi di Toscana" e i "volontari di Marburg" (Maribor), quasi un secolo fa. Buon viaggio.


La cartina riportata è solo per discussione e la fonte la potete leggere assieme alla storia qui

giovedì 15 dicembre 2011

Parker's Crossroads 1944 - La prova, le foto


La croni "storia " di una sconfitta
(13 divembre 2011)





Ecco i due battaglioni granatieri panzer, con pochi carri
bloccati dalla penuria di carburante, che escono dai boschi;
attaccano frontalmente il caposaldo della fattoria,
le prime difese sono già travolte quando..









Il secondo battaglione granatieri al completo e
con una compagnia di Sturmgeschutz III
muove per aggirare l'incrocio e
prendere alle spalle i difensori, Si bombarda il paese.
L'idea è buona ma..



I colpi non sortiscono l'effetto sperato.
L'assalto sul fianco non coglie di sorpresa i difensori;
scema la nebbia, l'assalto in campo aperto
è un altro massacro per i tedeschi: anche il 2° battaglione
viene dimezzato già a metà strada.
I carri non riescono a
fare la differenza...ma ecco che



arrivano i rinforzi americani: il secondo battaglione
parà e la compagnia sherman, sono le 23:00
gli ultimi colpi: non c'è storia
il gioco è finito. Gli americani hanno vinto.

Alla prossima!








mercoledì 14 dicembre 2011

Parkers Crossroads - la prima prova...


Gli attaccanti

I difensori

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Ieri 13 dicembre 2011 si è svolta la prima partita di prova per lo scenario “Parkers Crossroads 1944”. Il regolamento utilizzato è stato BlitzKrieg Commander versione 1. Il terreno è stato creato in modo minimale, con semplici elementi di base, tre casette, un lenzuolo bianco per simulare la neve, alcune spugnette per i boschi con alcuni alberelli e del nastro adesivo per le strade. Tuttavia alcuni lo hanno trovato d'effetto. Due battaglioni ed una compagnia corazzata tedeschi si sono lungamente scontrati contro un battaglione di artiglieria ed uno paracadutisti supportati da una compagnia carri americani. Le miniature erano in 15mm su basette storicamente dimensionate per Crossfire. Com'é andata? Un gran bel gioco, un bel regolamento, alcuni colpi di scena e un bel tiro di dadi. Lo scontro si è concluso con la meritata vittoria degli americani che ben trincerati e con un tiro accurato e preciso hanno decimato i granatieri tedeschi all'assalto allo scoperto nella neve: qualche volta è mancata la fortuna al giocatore tedesco che però ha giocato in modo spavaldo e poco lungimirante, nonostante il notevole vantaggio numerico iniziale. Il giocatore tedesco..ero io, mi consolo pensando che la prima volta da sempre una emozione :-) Bravo Stefano: hai ancora una volta confermato la bravura e l'esperienza,
Tutto sommato lo scenario messo in prova era abbastanza bilanciato, ma abbiamo notato che necessita ancora di alcuni ritocchi migliorativi. Lo scenario ha evidenziato inoltre il notevole vantaggio di una basetta ben coperta contro basette allo scoperto e la possibilità di ridurre il numero dei difensori americani. L'idea è di rigiocarlo, magari in 4 :-)
Ecco a voi alcune foto dei momenti notevoli di ieri sera: non posso che consigliarvelo, provatelo in buona compagnia!

Ciao
Callaghan


Note

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