Un pò di me e di voi

Ho superato di parecchio gli 'anta e risalgo a quella epoca gloriosa che a tutti gli anziani sembra essere irripetibile. E' stata l'epoca del benessere economico italiano, del lavoro, fondamento di questo nostro paese, ma anche di piccole cose che sono ormai scomparse: i dischi in vinile, le cabine telefoniche, il gettone, il servizio di leva, i disegni tecnici con carta e china, le calcolatrici a logica polacca inversa, i regoli calcolatori, la guerra fredda, la Lira e i soldatini.

Correvano i meravigliosi anni ’70, quando i miei genitori mi regalarono la mia prima piccola scatola di soldatini d’Italia della Atlantic. Quanta nostalgia, li ricordo come fosse ieri. Ho vissuto con tristezza la loro scomparsa dal mercato, lo stesso dolore si è rinnovato non poco tempo fa con l'oblio della TbLine, creata da una grande persona, con grandi progetti che ho avuto l'onore di conoscere e di leggere anche su questo blog. Quando pò più grandicello entrai in un club locale, ho avuto l'occasione di apprendere le meravigliose tecniche del modellismo: la pittura a pennello, l'aerografo, l'autocostruzione ed anche la complessa vita da club. Sono uscito da questa esperienza molti anni dopo, prima di partire per il servizio militare, allora decisi di aver vissuto abbastanza intensamente l'ambiente dei concorsi e del modellismo statico. Più tardi, in avanzata maturità, ho avuto occasione di avvicinarmi al wargame ed al collezionismo dei soldatini di piombo dipinti e devo ciò alla fortuna di aver conosciuto un mio grande amico: Stefano, con cui condivido la passione per la storia, per le escursioni e non solo quelle gastronomiche. Questo blog è solo una piccola parte di me, quella nascosta, il mio libro dei ricordi, di idee che forse mai realizzerò ed un piccolo contributo per questo meraviglioso hobby che mi accompagna ancora nelle rare occasioni di tempo libero che mi rimangono tra la famiglia, gli amici e la professione di ingegnere.

Alessandro, alias "Callaghan".

Amici

Traduttore automatico

giovedì 29 dicembre 2011

Ospo 1615 - la prospettiva degli arciducali

Dopo l'intermezzo "poetico" relativamente il wargame, siamo ancora in attesa della partita da giocarsi. Stefano,sarà colpa dell'Osteria? Ritorniamo allora per un momento allo scontro di Ospo del 1615, di cui nei post precedenti avevo allegato il racconto storico. Chi ha piacere e voglia può certamente affrontare la lettura di quei interessanti e spesso sconosciuti testi: scoprirà con piacere (spero) che la scansione è disponibile su google Libri ed inoltre si stupirà delle ben poche differenze della lingua del 1600 con la lingua italiana attuale, se non per vocaboli oggi obsoleti (*). Se potessimo ritornare indietro nel tempo, in quella giornata autunnale Tergestina, vedremmo dalla parte arciducale circa 250 archibugieri "Tedeschi" e Uscocchi scendere da S.Servolo dal monte di stramare verso Ospo (oggi Osp ndr) per fare una piccola "sorpresa" ai baldanzosi veneti che stanno saccheggiando Ospo. I veneti in realtà erano genti di Muggia, Istriane e Dalmate allora sotto la Repubblica di Venezia e forse qualche compagnia regolare Veneta.
Nella foto accanto immaginate rappresentati i 50 archibugieri tedeschi della guarigione di Trieste dell'arciduca. Per chi se lo chiedesse, le miniature, contrariamente il mio stile (il bellissimo 10mm) sono in 15mm, dipinte purtroppo non benissimo. Il drappello di "tedeschi" (probabilmente gente Croata in realtà o forse austriaci, non ci è dato da sapere) è comandato da un capitano di compagnia, molto probabilmente Triestino, quale il famoso "Vivo" oppure lo "Zvech" . Il capitano è a sua volta accompagnato dal comandante del corpo di spedizione, il noto e nobile barone Triestino Petazzi, a cavallo. Il barone, possessore del castello di S.Servolo era intenzionato allo scontro in quanto a venir depredate erano proprio le sue proprietà. Di lui e della sua figura parleremo in seguito.  In generale le cronache dell'epoca  sono molto avare di notizie in merito all'uniformologia degli eserciti, molto probabilmente perché all'epoca non aveva molto senso parlare di "uniformi" come le conosciamo ora. Tuttavia in questo caso le cose sono molto diverse e fuori dal comune: da ricerche fatte nelle biblioteche statali, abbiamo infatti trovato notizie veramente notevoli a riguardo. Per esempio abbiamo scoperto un bellissimo particolare per la colorazione: la casacca o "blusa" indossata come uniforme dai militi tedeschi, era rossa con il simbolo (allora "marca") dell'arciduca cucito sul petto. Questa cosa è del tutto notevole per l'epoca: si pensi che di "divise" o meglio uniformi si inizia a riparlare nel 1700. Completavano certamente l'equipaggiamento, un elmo metallico tipico dell'epoca (oppure un cappellone per le milizie non regolari) ed un archibugio. L'archibugio, ancora molto in uso nel 1615, assieme alle picche e spade di varia foggia, era un arma  obsoleta in quanto stava per essere rimpiazzata dal moderno e più preciso "moschetto", purtroppo molto più costoso. L'archibugio era molto diffuso tra le milizie cittadine e regolari, era a canna liscia, ad avancarica, semplice da assemblare e aveva un calibro devastante che oggi rientrerebbe tra quello delle artiglierie leggere: ben 15-18mm. Tuttavia era un'arma poco efficace: la gittata era di appena 50m. La canna liscia poi non permetteva certamente colpi precisi, questa è forse la ragione per la quale tali scontri, seppur fragorosi e visibilmente "fumosi", non mietevano molte vittime (si parla di pochi soldati nella battaglia di Ospo). Tuttavia data la breve distanza da mantenere per la mira tra i due contandenti, una volta scaricate le armi, si passava all'arma bianca, se le intenzioni erano serie. La differenza quindi si raggiungeva nei tremendi corpo a corpo, quando avvenivano. In tal caso il risultato poteva essere tremendo, come discusso relativamente la battaglia di Zaule del 1615 sucessiva a queste scaramucce (di cui vecchi post fa). Per tali ragioni possiamo ben immaginare che lo scontro di Ospo non sia stato in realtà un vero scontro, né all'ultimo sangue: forse un semplice mordi e fuggi di fanterie con scambio di archibugiate e forse qualche o più insulto. 
(*) PS: Non so se lo avete notato, ma questo periodo è quello trattato dai "Promessi Sposi", appena una decina di anni prima...

5 commenti:

Riccardo Masini ha detto...

Molto interessante la digressione storica.
Anche le artiglierie vere e proprie non erano il massimo dell'efficacia, con tempi di ricarica lunghissimi e soprattutto senza la minima possibilità di spostamento durante la battaglia (scordiamoci le batterie, a piedi o a cavallo che fossero, in stile napoleonico!).
Alla fine le grandi perdite si avevano solo se si arrivava al cosiddetto "push of the pike" (come lo chiamano gli inglesi...), ossia al contatto tra corpi solidi di picchieri in formazione. Una volta che una delle due unità cedeva per la pressione del nemico, la formazione si rompeva e di lì partivano gli inseguimenti con relative stragi. Però in genere il livello di perdite reali era comunque minimo: il problema dopo una sconfitta era mantenere la coesione dell'esercito, cronicamente flagellato dalle diserzioni.

Roby ha detto...

Mollo il Wargame!!! Eh eh eh!!!
Le tue miniature sono troppo belle in confronto a quelle ciofeche delle mie!!!
Bravoooooooo!!!!!

Alessandro "Callaghan" ha detto...

Ciao Riccardo
Proprio così: certo gli scontri quando passavano all'arma bianca dovevano essere qualcosa di tremendo. Ci sono dei passi nella lettura riguardo a questa guerra, in cui si parla di artiglierie, ma queste in realtà venivano piazzate a guardia dei castelli o mura e raramente portate sul campo di battaglia se non per assedi. Sulle picche, formazione di un esercito del 1615-1630, in questa guerra stranamente poco si racconta. Forse per la tipologia di terreno poco adatto a movimenti di quadrati di picche. Tuttavia si sa ad esempio che le cernide venete erano composte per almeno 1/3 da quest'arma, per un secondo terzo da archibugi e per il rimanente dai nuovi moschetti. Almeno sull'ordinanza, la realtà poi..Comunque fu una guerra tremenda, per tante ragioni e stranamente trecento anni dopo questa volta italiani e austriaci si combatteranno sul Carso nei medesimi luoghi, con le stesse difficoltà.

Roby sei troppo buono e so anche che non mollerai mai il wargame! :-)

Riccardo Masini ha detto...

Quindi questo le avrebbe portate ad una proporzione di 1:2 tra picche e armi da fuoco (addirittura metà delle quali costituite dai nuovi moschetti). Ciò le avrebbbe rese ESTREMAMENTE ben equipaggiate per gli standard dell'epoca. Sarebbero quasi proporzioni da New Model Army!
Penso anche io che nella realtà le cose fossero un po' diverse... per curiosità, in media da quanti soldati era composta una cernida?

Alessandro "Callaghan" ha detto...

Rileggendo "La Guerra del Friuli" di Caimmi, le cernide erano "leve" di cittadini, in genere suddivise in compagnie di circa una cinquantina di soldati. Ogni compagnia aveva un capitano.
In realtà la proporzione era 1/3, 1/3,1/3 per le ordinanze (picche, archibugi, moschetti), nei libri che abbiamo letto, si parla molto di archibugi e moschetti e non si fa cenno alle picche, però non è detto che fossero assenti.Altro discorso è la cavalleria, di cui magari inserirò un'altro post divertente per certi versi...

Note

Questo sito non costituisce una testata giornalistica e quindi non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.

Le immagini riportate a corredo degli articoli sono - di volta in volta - di mia proprietà, di pubblico dominio o comunque utilizzate per scopi non commerciali. Gli eventuali detentori di diritti possono chiederne in qualsiasi momento la rimozione dal sito.